Una raccolta di pensieri.

giovedì 19 febbraio 2015

Ecco perché mi fai arrabbiare.

Mi fai arrabbiare perché non riesco a capirti.
Perché fai sempre quello che non mi aspetto.
Perché i tuoi messaggi sono davvero, davvero, davvero, senza senso e io non ce la faccio a trovarne uno, di senso, da dare a quegli stupidi messaggi.
Perché mi fai diventare sgrammaticata.
Perché fai sempre le cose al contrario e le fai fare anche a me.
Perché non riesco a piangere ma nemmeno a odiarti.
Perché non ti sopporto.
Perché quei messaggi sono solo la prova del tuo egoismo.
Mi fai arrabbiare perché non capisco come tu possa volermi tanto male.
Perché speri che io stia male, che pianga per te, che non riesca più a farmi una vita; nonostante tu mi auguri il peggio, io non ho mai pensato, mai, mai, mai, mai, nemmeno una volta "spero che Emiliano stia affogando nelle sue lacrime e che stia soffrendo come un cane" e non riesco a capire perché tu non riesca a volermi bene.
Mi fai arrabbiare perché ti comporti sempre nel modo sbagliato, non ne azzecchi una.
Perché è vero che io in questi mesi non ho mai smesso di pensarti.
Ho cercato di tenerti in un angolo nascosto dentro di me, abbastanza nascosto per non piangere, ma non troppo nascosto, per ricordarmi che la felicità è davvero esistita e quindi può esistere ancora.
Mi fai arrabbiare perché il tuo misero tentativo di eliminarmi dalla tua vita e dal tuo cuore non ha funzionato per niente e adesso me lo stai rinfacciando.
Perché hai letto questo stupido blog "stile Baricco" e ti sei accorto che sto bene.
Perché ieri mi hai solamente istigato a tanta violenza, a tanta rabbia, troppa.
Mi fai arrabbiare perché ieri quando ho letto "Emiliano" sul telefono mi si è fermato il cuore e poi, subito dopo, ha iniziato a voler saltare fuori dal petto.
Perché lo sai che io non riesco a esserti indifferente.
E tu usi questa mia debolezza per farti ascoltare.
Perché io ero sicura che tu avresti passato un periodo di "depressione", come la chiami tu.
Ma mi fai arrabbiare perché è una condizione per cui io non posso farci niente, anche se vorrei aiutarti in qualche modo.
Ma non posso.
E quindi mi fai ancora più arrabbiare, perché i tuoi messaggi sono come un fiume che è straripato, sono come la confessione di un carcerato quando non gli rimane altro che confessare, sono come il vomito di un ubriaco dopo che ha bevuto per dimenticare una brutta storia.
Ma io non sono un argine, non sono un prete, non sono un amico su cui vomitare.
Mi fai arrabbiare perché vedi, adesso oltre che essere arrabbiata sono anche triste.
Perché vorrei provare a eliminarti come hai provato a farlo tu.
Perché vorrei ammettere con me stessa che in fondo, certe volte, mi manchi.
Perché vorrei avere il coraggio di vomitarti addosso tutto quello che penso.
Ma non riesco a fare nessuna di queste tre cose.
Mi fai arrabbiare perché non è vero che ti dispiace che con Alessandro non abbia funzionato.
Perché non è vero che non sai attribuire uno stupido senso a quei messaggi che mi hai mandato.
Tu il senso lo conosci, ma mi fai arrabbiare perché non vuoi ammetterlo.
Mi fai arrabbiare perché adesso prenderei il primo treno, verrei da te e ti riempirei di schiaffi.
Perché non puoi, non puoi, non puoi, cristo santo, mandarmi quei messaggi.
Non puoi.
Mi fai arrabbiare perché io sto veramente bene e sto veramente cercando di rimettere a posto i pezzi, tra una birra e l'altra, tra una pomiciata e l'altra.
Perché lo so che anche tu vorresti fare come me.
E allora fallo.
Mi fai arrabbiare perché più passa il tempo e più sono convinta del fatto che tu sia l'unico ragazzo per cui valga davvero la pena stare male.
Ma cerco di non pensarci.
Mi fai arrabbiare perché io non ho più intenzione di stare male per nessuno.
Perché usi sempre il tono sbagliato. SEMPRE.
Perché vorrei davvero poter fare qualcosa per te, come un'amica, come una persona che ti vuole bene, ma NON POSSO.
Perché non è questo il modo di farsi ascoltare.
Sbagli sempre tutto.
Ecco perché, cazzo, mi fai arrabbiare.

Avevo voglia di scrivere questo, solo questo.
E per una volta prova a metterti nei miei panni.

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