Una raccolta di pensieri.

venerdì 2 gennaio 2015

Solo pensieri sconnessi durante la notte di Capodanno

1 gennaio 2012, Roma.
Ho dei ricordi confusi sui capodanni precendenti, la mia memoria parte da qui. Ero a Roma con la mia famiglia, sempre la mia famiglia, come ogni capodanno da 4 anni a questa parte. Il fantastico capodanno a Roma, con i fuochi d'artificio, le luminarie su via del Corso, i monumenti splendenti, le persone, tante, italiane e straniere che si trascinavano per le strade e per le luci, le bottiglie e poi ancora luci. Ricordo tante luci. E ricordo le automobili, la nostra parcheggiata lontano perché non c'era posto. E le persone che urlavano, ubriache e non. E poi ricordo il messaggio di auguri del mio ex ragazzo, il mio primo vero fidanzato, Marcello, e ricordo il fastidio che ho provato quando ho letto sullo schermo del telefono la parola "tesoro", perché stavamo insieme da poco più di un mese e chiamarmi "amore" sarebbe stata una mossa troppo azzardata. Ricordo quel "tesoro" con un misto di tenerezza e nostalgia. Non mi è mai piaciuto l'appellativo "tesoro" e mai mi piacerà, ma se ripenso a quel periodo mi sento felice. Marcello mi aveva augurato un anno all'insegna di noi due, con il suo modo di fare fin troppo sdolcinato e sicuro di sé. Eppure, eppure pagherei adesso per ricevere un messaggio del genere. 16 anni e la testa innamorata, 16 anni e che figo passare il capodanno a Roma con la famiglia.

1 gennaio 2013, Acarigua.
La meta di quell'anno è stata il Venezuela, per andare a trovare Paola e la sua famiglia. Venezuela, caldo, estate in inverno, mare, vestiti bianchi perché la tradizione è che a capodanno devi vestirti completamente di bianco. Rum, tanto rum, tanto cibo, tanti sorrisi. E poi le lanterne colorate da far volare ed esprimi un desiderio; non ricordo cosa ho chiesto, ma ricordo che non era qualcosa a che fare con Marcello. Ricordo che lì non avevo il wifi e quindi gli mandavo un sms al giorno, per non consumare il credito. E lui si era arrabbiato perché quando da me era mezzanotte da lui era già mattina e il mio messaggio di auguri è stato semplice e per niente romantico. Si arrabbiava sempre per i miei messaggi sintetici. 17 anni e la voglia di cambiare, 17 anni e basta con la monotonia, 17 anni e che bello viaggiare.

1 gennaio 2014, New York.
L'anno scorso è stata la volta di New York, meta scelta e amata da mia sorella; la 5th Avenue, i palazzi enormi, il caos, tanto troppo caos, la gente, il rumore continuo e assordante dei clacson, dei motori, della musica. Tutto era amplificato e ti sentivi perso in quel mare di persone. Capodanno freddo, gelato, un po' insulso di fronte allo schermo del grande evento in diretta.. e poi aspettare gli auguri di Emiliano, il mio secondo vero ragazzo. Auguri che arrivarono solo il giorno dopo, dopo una festa consumata, dopo qualche bicchiere bevuto, dopo molte ragazze conosciute che tanto le stavo già stalkerando su Facebook. Adesso capivo come ci si sentiva ad essere "Marcello nel 2013". Aspettare un messaggio attraverso chilometri attraverso mesi, erano due mesi che non ci vedevamo, ma tanto cosa cambiava, i chilometri erano sempre gli stessi e i mesi aumentavano e basta mentre io boh aspettavo, cosa?devo ancora capirlo. Eppure, eppure pagherei tutto pagherei adesso e per sempre pagherei il mondo per ricominciare ad aspettare un messaggio il giorno di capodanno. 18 anni e la voglia di viverlo, 18 anni e non poterlo fare, 18 e che palle voglio vederlo.

1 gennaio 2015, Bologna.
Credo che questo capodanno abbia ottenuto il record del capodanno più insulso di sempre. Io amo Bologna, per i ricordi che me l'hanno fatta amare. La torre. La stramaledetta torre che quando l'ho rivista ho ripercorso tutto quello che era successo quello stupido pomeriggio di inizio novembre. Lo ammetto, ho chiuso gli occhi e ho sperato trovarlo lì in mezzo alla folla sotto la torre una volta riaperti. Capodanno gelido, una festa mancata. Cazzo ci rosico, doveva essere una bella festa ma ho accannato e sono stata con i miei. Piazza, musica, incendio. Brucia tutto, brucia il 2014, anno di impegni. Anno di lotte. E poi il freddo ci fa tornare a casa. Qualcuno mi scrive qualcosa a proposito del fatto che ho fatto bene a non andare alla festa sennò avrei rimorchiato. Ma qualcuno non sa che quello era proprio il mio intento; qualcuno non sa che odio questo tipo di commenti, qualcuno non sa che già mi sta mettendo ansia con questi messaggi, qualcuno non sa che io le cose voglio farle con calma e odio sentirmi pressata e vincolata. Emiliano le sapeva queste cose. Lui no. E nemmeno lui. E nemmeno lui. E io mi scoccio a spiegare le cose a ognuno di loro. E mi arrivano messaggi di auguri di qualcuno che mi vuole conoscere, qualcuno che non mi conosce ma tenta di farlo e qualcuno che pensa di esserci già riuscito. E io vorrei davvero che qualcuno riuscisse a entrare nella mia testa e non se ne andasse più. Lo vorrei. Ma non sei tu non sei nemmeno tu nemmeno tu e nemmeno tu. Quindi per adesso faccio innamorare tutti, "i tuoi occhi mi fanno sciogliere" "sei stupenda" "sei la ragazza perfetta", ma ce ne fosse uno che mi faccia saltare il cuore con un colpo di pistola. 19 anni e le serate a pensare a quanto si sta divertendo Emiliano stasera, 19 anni e la voglia di aspettare un messaggio, 19 anni e la speranza che prima o poi qualcuno mi faccia saltare il cuore con un libro in una mano e una bottiglia di birra nell'altra.

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