Una raccolta di pensieri.

venerdì 12 dicembre 2014

Una favola e una lettera aperta

"C'era una volta un animale buffo, che parlava in modo strano e diceva cose strane e per questo motivo non tutti lo capivano perfettamente. Il suo nome era Mangusta Lamentosa, un nome buffo per un animale buffo che parla in modo strano e dice cose strane. Mangusta Lamentosa in quel periodo era in cerca di serenità, perché la sua vita non sempre era semplice; era un animale sensibile e buono, ma si sa che spesso la sensibilità può essere scambiata per debolezza, per cui ogni giorno Mangusta diventava sempre un po' più forte, anche se questo gli costava tanto. Mangusta Lamentosa in quel periodo aveva tante cose a cui pensare, prima fra tutte il suo futuro: si domandava se era arrivato il momento di lasciare la sua tana e la sua famiglia.
Un giorno di fine aprile, lontano dalla sua tana e dai pensieri di ogni giorno, gli occhi di Mangusta Lamentosa incontrarono per la prima volta gli occhi chiari di un animale strano quasi quanto lui. Mangusta non aveva mai visto in tutta la sua giovane vita degli occhi come quelli e un sorriso come quello e un viso come quello e un animale come quello. Provò a parlarle, chiedendosi se almeno lei potesse capire le sue strane parole; rimase interdetto quando scoprì che parlavano la stessa identica lingua.
Si chiamava Airone Sognatrice, "un nome bello quasi quanto lei" pensò Mangusta.
Airone Sognatrice dal canto suo rimase immediatamente affascinata da Mangusta Lamentosa e decise che uno così meritasse di essere scoperto più a fondo. Airone abbandonò per sempre le certezze che l'avevano guidata fino a quel momento e si affidò a Mangusta come solo un animale in cerca di un'avventura meravigliosa sa fare. In quel periodo Airone era già fin troppo tranquilla quindi pensò che sarebbe stato bello offrire un po' della sua tranquillità a Mangusta, che invece era turbato da mille pensieri diversi a causa della sua sensibilità.
Mangusta e Airone non ebbero bisogno di dirsi molte parole per capire che stavano facendo proprio la scelta giusta; il loro linguaggio era essenziale, spesso incomprensibile a quasi tutti gli altri animali, così quando li vedevi ridere o giocare o dire cose assolutamente senza senso non potevi capire di cosa stessero parlando e ci rinunciavi. I due si chiedevano come potessero una mangusta e un airone parlare la stessa lingua. Non trovavano mai la risposta.
Passò maggio e passò l'estate. Mangusta e Airone erano felici come solo due animali curiosi di sapere cosa sia l'amore sanno essere; ma cosa sia davvero l'amore, non l'hanno mai saputo. Lui nei momenti in cui si sentiva troppo debole per combattere e aveva mille dubbi si rifugiava da lei, che spesso però non sapeva cosa fare, per cui alla fine continuavano a innamorarsi e basta.
Tutto sembrava andare per il meglio quando accadde un fatto che cambiò la loro vita per sempre. A settembre Mangusta dovette cambiare tana e ne scelse una molto lontana. Era arrivato per lui il momento di trovare la sua strada. Avrebbe voluto portare Airone con sé, ma lei doveva rimanere. Così Mangusta partì sperando di non dover più avere niente a che fare con tutti quegli animali che usavano la sua sensibilità come un'arma contro di lui, come solo degli animali prepotenti sanno fare. Airone lo guardò andare via e cadde la prima lacrima.
Giurarono che non avrebbero mai smesso di cercarsi, ma Airone sentiva di aver perso l'unico animale in tutto il mondo che riuscisse davvero a capirla. Anche Mangusta era triste perché non poteva più cadere dentro gli occhi di Airone, quegli occhi che l'avevano incantato in quel lontano giorno di fine aprile.
Dopo poco tempo cadde la secondo lacrima.
Passò l'inverno ed entrambi finalmente riuscirono a capire che per le cose belle non importa quanto tempo si deve aspettare, perché tutto il tempo verrà ricompensato come una felicità rara che solo pochi conoscono.
Quindi arrivò un nuovo aprile e poi un nuovo maggio e Airone non aveva più dubbi: Mangusta meritava di essere scoperto ancora di più. Ma stare lontani non è facile, soprattutto per due animali come Mangusta e Airone, creati apposta per vivere insieme. Per quanto entrambi tentassero di trovare un senso a quello che stavano facendo non ci riuscivano.
Così in estate cadde la terza lacrima.
Dunque, tutti sanno che Mangusta amava molto la sua Airone, come Airone amava molto Mangusta. Ma forse nessuno sa che quando due come loro si amano accadono cosa inspiegabili, senza un minimo di senso, senza alcuna spiegazione. Mangusta ritrovò Airone e fu di nuovo caos.
Passò anche la loro seconda estate e arrivò un altro autunno.
La storia di Mangusta e Airone finì in una giornata di dicembre come solo una storia strampalata sa finire. Non si conoscono i dettagli, ma quello che possiamo dire con certezza è che caddero la quarta, la quinta, la decima, la centesima lacrima. Quello che possiamo dire con certezza è che per tutto il tempo in cui si sono amati, Mangusta e Airone ci sono sempre stati l'uno per l'altra, come solo due animali sensibili sanno esserci.
Quello che possiamo dire è che la loro storia finì insieme a tutti i sogni che avevano accumulato per 19 lunghi mesi, finì con la stanchezza, con la rabbia e con i rimpianti. Finì con la voglia e il diritto di avere un finale migliore."

Ciao Emiliano, qualche giorno fa avevo iniziato a scrivere questa favola per poi fartela leggere magari inviandola per posta. Ma non riuscivo a trovare un finale. Arrivata al punto in cui finisce la seconda estate ed arriva l'autunno non sapevo più cos'altro scrivere, perché fondamentalmente non esisteva un finale. Adesso ne abbiamo creato uno.
Sai, di finali ne esistono tanti. Esiste quello in cui uno dei due fa male all'altro, esiste quello in cui smettiamo di amarci, quello in cui rimaniamo insieme per sempre, quello in cui dopo 10 stagioni ne abbiamo le palle piene e poi esiste il nostro, in cui ci arrendiamo e basta. Noi abbiamo solo scelto un finale tra tanti. Sarà che a me i finali non piacciono mai.
Ogni volta che vedo un film o leggo un libro mi lamento sempre del finale; ma se ci pensi a ogni bella storia deve corrispondere una fine, altrimenti non sarebbe una vera storia. Quando leggi le favole a un bambino non puoi lasciare in sospeso le cose, devi per forza trovare una conclusione. Allora immagino un bambino che ascolta la favola della mangusta e dell'airone e domanda "e poi? e poi?"; e poi arriva il finale e il bambino ci rimane un po' male, perché ammettiamolo, quello che abbiamo trovato è un finale di merda.
Non ti so dire quando è iniziata di preciso la caduta.
A settembre? A ottobre? A novembre? A dicembre?
So solo che a un certo punto, durante questi mesi, tutte le promesse che ci eravamo fatti durante e dopo la route hanno iniziato a perdere di significato. Mi mancavano i tuoi messaggi un po' scemi e un po' smielati e le tue foto con le smorfie; ma c'erano già stati periodi così, un po' piatti, un po' insensati, quindi pensavo che quando ci saremmo rivisti si sarebbe tutto sistemato.
So di aver esagerato a volte con le mie paranoie e so anche che questo lato del mio carattere leggermente troppo "possessivo" è venuto fuori stando insieme a te. Dai, ma ti ricordi come ero quando ci siamo conosciuti? Non sapevo nemmeno cosa fosse la gelosia, perché con chi c'era prima di te non l'avevo mai provata.
Mi dispiace tantissimo di averti reso le cose più difficili; ma ce le siamo rese difficili a vicenda. Non volevo questo. A settembre non volevo questo.
Con te è sempre stato uno sbalzo di emozioni: felicità, tristezza, euforia, rabbia, malinconia, sorpresa, tranquillità.
Ho sempre cercato di darti tutto quello che avevo e ho cercato di non crearti problemi. Ma ultimamente ho realizzato una cosa: e se il pacchetto "essere fidanzati con qualcuno" comprendesse anche i problemi? Cioè, perché accontentarsi solo delle cose belle? Mi piaceva l'idea di stare al 100% con te, di condividere ansie, dubbi, domande, paranoie, problemi; mi piaceva l'idea di litigare come solo due persone che stanno insieme da un anno e mezzo sanno fare, ovvero facendo sempre pace perché quello che provano è talmente solido che niente può destabilizzarlo. Ma poi ho realizzato anche un'altra cosa: noi non potevamo permetterci di avere il pacchetto completo.
Non potevamo.
Il pacchetto completo è roba da pochi chilometri.
Ho sempre trattato la nostra storia come un affare delicato, un tesoro prezioso e ho sempre avuto paura che qualcuno potesse portarcelo via.
Conoscerti è stata la cosa più bella che potesse capitarmi e lottare insieme a te per uno scopo comune è stata la scossa elettrica più lunga della storia. Tornassi indietro rifarei tutto esattamente come ho fatto.
Ti ho amato forte e tanto.
Ma Emiliano, tu non sei uno da sentire per sms o da vedere una volta ogni tanto su skype; tu sei uno da vivere completamente, da farci i progetti insieme, da andarci nei posti insieme. E uno come te, se non si può vivere, ci si accontenta di amarlo.
Come sai sono tanto brava a scrivere ma non so parlare. Non ti saprei dire tutte queste cose a voce. Spesso ci siamo detti "put your hands i my hands and come with me, we'll find another end" ma stavolta è proprio questa la fine di tutto.
Non sei invincibile, nemmeno io lo sono. Ma le persone invincibili non esistono, sai? Esistono solo le scelte, questa è la nostra (potrei dire "la tua", ma no, credo sia proprio la nostra).
Non ne sono molto convinta in realtà perché se tra 10 giorni dovessimo vederci, io ti abbraccerei forte come ho sempre fatto e avrei voglia di ridere e di fare l'amore con te come sempre. Questo perché io mi sto solo arrendendo alla realtà dei fatti, voglio stare con te ma non posso. E tu? Non puoi o non vuoi? Mi chiedo perché le cose più belle devono essere quelle che fanno sempre più male.
Mi sei sempre mancato.
Mi sono mancate tante cose.
Ripenso a tutto quello che abbiamo vissuto e mi chiedo perché deve finire.
Ho una rabbia dentro che nemmeno immagini.
Per tanto tempo ho pensato "perché continua a scegliere proprio me? perché non un'altra, che magari vive vicino a lui?" e tu mi hai sempre dato delle risposte; da qualche tempo hai smesso di darmele.
Ma alla fine, se ci pensi, non stiamo facendo proprio la scelta più sensata tra tutte le cavolate che ci hanno contraddistinto?

Io adesso non so più cosa scrivere. In realtà ho altre cose da dirti, ma senza filo logico.
Tu conserva sempre la promessa che abbiamo firmato st'estate.
Che non si sa mai, magari ci servirà.
Emiliano io non dimentico niente, credo che questo ormai tu l'abbia capito. E in quella route di zona appena ti ho guardato per la prima volta ho pensato "ammazza che figo" e sono stata una mattina intera a fissarti senza che tu te ne accorgessi.
Tu sei uno da vivere, non da amare in silenzio.

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