Una raccolta di pensieri.

venerdì 20 dicembre 2013

un pomeriggio come tanti altri

È che io finché non ti vedo non posso credere a tutto quello che è successo e sta succedendo.
Finché non ti ho davanti per me rimani un'entità, un nome scritto nella rubrica del telefono, una faccia che piano piano inizio a dimenticare.
E vorrei non farlo, ma non ho scelta, io se le persone non le vedo dopo un po' me le dimentico, dimentico i particolari, quelli che mi hanno fatto innamorare, dimentico le cose importanti, quelle per cui adesso mi trovo qui a scrivere di te. Ancora di te, ancora, ancora dopo 7 mesi, ancora dopo 700 km, ancora dopo milioni di lacrime.
E anche se adesso non siamo più così lontani, non cambia niente, siamo lontani dentro, facciamo passare i giorni come fossero minuti, ce li lasciamo sfuggire, come se potessero tornare indietro, come se qualcuno ce li potrà restituire, come se i giorni fossero stati creati apposta per passare, tutti uguali, uno identico all'altro, senza differenze, senza riuscire ad avvicinarci, ad avvinarci veramente.
E allora mi chiedo, in questo maledetto pomeriggio di sogni infranti, se sia giusto continuare a far passare il tempo senza lottare, senza chiederci dove finiremo.
Forse finiremo in un meraviglioso pomeriggio di abbracci caldi. E altri sogni infranti.
Mi chiedo fino a quando riuscirò a resistere. Fino a quando rimarrò muta di fronte al tempo che scappa, fino a quando bagnerò il letto di lacrime nere. Mi chiedo fino a quando. Fino a quando dovremo sopportare tutto questo. È un massacro.
È troppo tempo
che ti aspetto
che ti sogno
E penso
chi sto aspettando? Chi sto sognando?
Il ragazzo di sempre
quello di tre mesi fa
oppure un'illusione
dietro a un telefono?

Se non ti vedo io non ce la faccio. Troppo tempo.

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