Una raccolta di pensieri.

lunedì 25 novembre 2013

"Sono contenta, vedo che adesso stai bene."
"Sì, è vero."
"Ma come fai? Così lontani.. io non ce la farei."
"Eh.."
La guardo sorridendo. Non può capire. Se non le vivi, certe storie, non puoi capirle.
"Qui avresti un sacco di ragazzi che ti vanno dietro.."
"Eh.."
Forse ha capito. Dal mio sguardo.
"Perché è PROPRIO lui, vero?"
" Già."

venerdì 22 novembre 2013

Staticità. Ancora per quanto tempo? Riuscirò a resistere?
Aiuto.
È tutto troppo fermo. E ho paura.
Ho paura di fidarmi.
È difficile.
Qual è la cosa più difficile?
I tuoi occhi che non ci sono. È difficile immaginarli. Non me li ricordo più.
Ho paura.
È difficile pensare a dialoghi fantasiosi con te. E mi rispondi anche. Cose belle. E io sorrido.
Ma i tuoi occhi
Dove sono?
I tuoi occhi
Sono sempre gli stessi?
E intanto mentre aspetto te, scrivo.
E intanto mentre aspetto noi, scrivo.
E scrivo.
Nell'attesa che qualcosa si muova. Nell'attesa di fidarmi
Di te
E delle tue parole
Da poeta
Nell'attesa scrivo.
E immagino. Quanto potrà essere bello. Tutto. Immagino quanto potrai essere bello. Tu. Che mi sorridi
E mi guardi
Con occhi diversi
Forse più sinceri
O forse solo meno insicuri.
Aiutami.
A rendere tutto più bello. Di quanto già non lo sia.

giovedì 21 novembre 2013

Continui a scegliere me.

Non so cosa mi prende. Momenti di insicurezza totale.
Mi stupisco di quanto tu ti mostri così sicuro.
Andrà bene.
Voglio stare con te.
Voglio te e basta.
Mi rendi felice.
Ti amo.
Ci credo.

Anche io penso tutte queste cose. Davvero. Ma certe volte altri pensieri prendono in sopravvento e io non ci posso fare niente.
Hai un sacco di amiche. Simpatiche e carine. Una hai detto che mi somiglia di carattere. Ecco, perché continui a scegliere me?
Non lo capisco.
Continui a scegliere me.
Me.
In mezzo a tutte le amiche che hai, in mezzo a tutte le ragazze che hai conosciuto, ce ne dovrà essere almeno una che vada bene per te. Tipo quella che ha il mio carattere e ti fa ridere tanto, no?
Hai la possibilità di avere accanto a te una ragazza simpatica che ti fa ridere, tutti i giorni, ogni momento, quando vuoi. Potresti abbracciarla e baciarla. Ma continui a scegliere me.
Perché.

Non che mi dispiaccia, anzi. Ma ho paura che questo incanto duri poco. Ho una tremenda paura. Che prima o poi tu realizzi "oh ma guarda. Ma io la felicità ce l'ho a due passi, perché complicarmi la vita con lei che abita a 700 km?"
Ecco. Prima o poi lo penserai. Lo so. E io me l'aspetto ma ho paura.
Tanta.
Di essere sostituita con una soluzione più semplice.

Non ti capisco proprio.
Perché complicarti la vita se già ce l'hai complicata. Forse è vero che sono speciale per te. Forse è solo una tua fissazione.
Io so solo che voglio stare con te. Punto. Lontani, vicini, è uguale.
Se tu rimani io rimango.
Era questo il patto, no?

Non ce la faccio proprio a dimenticare tutti quei messaggi che mi hai mandato.

lunedì 4 novembre 2013

Non ci esci.

12.35, è in ritardo. È passata più di mezz'ora. Lo dico alle mie amiche, loro dicono "dai, starà arrivando". 
Sta arrivando.
Mancano pochi minuti e l'agitazione mi assale.. il cuore mi batte forte, non vedo l'ora di vederlo ma nello stesso tempo ho paura.
Paura che lui sia freddo con me.
Che sia venuto qui con l'unico scopo di lasciarmi e basta.
Ho paura.
Di trovarlo troppo cambiato dopo due mesi.
"Giù.. misà che è quello lì..!"
Oddio. Non mi giro. Non voglio vederlo. Per un attimo vorrei non avergli mai dato questo appuntamento. Non voglio sapere se sta venendo verso di me, se mi ha riconosciuto in mezzo a tutte queste persone, se sta sorridendo oppure no. Non voglio sapere niente.
"Dov'è?"
Sono terrorizzata.
"Oddio non voglio girarmi".
Ok, mi giro.
E lui è lì. Fermo in mezzo alla folla che osserva la torre alta, alza la testa per guardarla meglio. Sorride. Ha un giubbotto di pelle, pantaloni marroni, borsa a tracolla e occhiali. Quanto è figo. Non posso fare a meno di pensarlo.
Provo a salutarlo ma non mi vede. Inizia a camminare verso la torre, così lo seguo accelerando il passo per raggiungerlo.
Gli tocco la spalla con la mano.
"Ehi!"
Si gira. Sorride.
"Ciao giù"
Lo abbraccio. Così, perché mi va. Perché sono due mesi che non lo abbraccio. In realtà sono anche due mesi che non lo bacio, ma adesso non posso farlo.
Mi abbraccia. Mi stringe fortissimo.
Poi ci guardiamo e realizzo che lui è finalmente qui davanti a me e che è proprio come me l'aspettavo. È tutto.
Ci chiediamo "come va?", come se non lo sapessimo. Certo che va bene. 
Troviamo un portone con gli scalini davanti e ci sediamo lì.
Parliamo di cose inutili: la sua università, le mie giornate, la mia vacanza.
Cose inutili. Ma è così bello parlare con lui.
Poi silenzio.
Arriva come un macigno, come fosse caduto dalla finestra qui sopra. 
Silenzio.
Non ho mai staccato gli occhi dal suo volto. Lui invece non mi ha mai guardata.
"Senti.. devo parlarti".
Ci siamo.
Ma non voglio che inizi a parlare. Non voglio fargli rovinare tutto. Quindi inizio io.
"Aspetta.. comincio io"

All'inizio è difficile trovare le parole. Quelle giuste.
Quelle che mi sono immaginata per due mesi.
Non le trovo più.
Faccio una fatica immensa a tirare tutto fuori. Non so da dove iniziare e così inizio con "non so cosa ti è successo" e poi proseguo con "nemmeno un mese fa mi hai detto tutte quelle cose e dopo due giorni ci avevi già ripensato", "all'inizio era tutto bello.. all'inizio significa la prima settimana", "qual è stato il fattore scatenante che ti ha fatto cambiare idea?", "ho fatto finta di niente" e ho finito con "non so cosa cazzo ti è successo". 

Gli dico "guardami negli occhi".
Lui mi guarda, lo vedo rassegnato, afflitto, non può controbattere, non riesce a dire niente.
Ha un sorriso amaro.
"Giù è difficile"
"Non possiamo basarci sul vederci tre volte all'anno"
"Voglio una cosa normale"
"Non sono capace di fare una cosa a distanza"
"Pensavo fosse colpa mia, ma ho capito che non è colpa di nessuno"
"Se fossi rimasto non ti avrei lasciata mai.. dai, tu sei perfetta per me"

"Anche tu per me. Sei.. il tipo di ragazzo con cui starei veramente.. per sempre"

Ci guardiamo.
Ci lasciamo.
Non c'è bisogno dircelo.
"Ti va se continuiamo a sentirci?"
"Certo"
"Quando torno a Natale potremmo vederci.."
"Non so se mi andrà di vederti. Ma tu comunque chiedimelo. Ok?"
"Ok"
Ci lasciamo.
Ci guardiamo.
Si avvicina.
"Vorrei baciarti"
"Non facciamoci del male"

Metto le mie gambe sopra le sue e appoggio la mia testa sulla sua spalla.
"Giù.. dai, non mi baciare"
"Ma non voglio fare niente! Voglio solo stare così! Posso?"
"Ormai l'hai fatto"
Appoggia la sua testa sulla mia.
Lo stringo forte. Fortissimo.
"Ti voglio tanto bene"
"Anch'io"
Lo so che mi vuoi bene.
So che mi ami.
Lo guardo con il mio sorriso più bello.
"Senti.. io ho il treno o alle 14.10 o alle 16.10"
"16.10"
"Giù.."
"Ok. Allora facciamo che se finiamo di parlare entro le due prendi quello delle 14.10, altrimenti quello delle 16.10"
"Ok"

Ci alziamo e inziamo a camminare.
"Stai proprio bene vestita così"
Lo guardo in modo strano.. "grazie".
La verità è che io mi vesto sempre così d'inverno, ma lui mi ha visto l'ultima volta a settembre.
Parliamo delle nostre vite.
Di questi due mesi. Di quello che non ci siamo raccontati.
È così bello parlare con lui.
E sono felice.
Sì. Lo guardo parlare e finalmente mi sento in pace.
"Forse era meglio se ci lasciavamo in modo brutto"
"Così ci saremmo messi l'anima in pace?"
"Sì"
Ridiamo. Che bello ridere con lui.
"Meno male che ci sei te giù"
Meno male che ci sei te. 
Lo faccio ridere perché voglio che si ricordi di me come quella ragazza bellissima che gli faceva dimenticare il resto del mondo anche solo per un'ora.
La ragazza che gli ha fatto capire cos'è l'amore.
Entriamo in un bar a mangiare un panino.
Stiamo uno di fronte all'altro. 
È così bello.
Mi guarda attentamente, sorrido.
Non ho fame, ho lo stamaco chiuso.
Do metà del mio panino a lui.
"Qual è la tua cannuccia?"
"Mmm.. questa credo"
Beve.
"Oh, no. Era quest'altra"
Mi guarda e sorride. Oh, il suo sorriso.
Ora svengo.
Abbiamo bevuto dalla stessa cannuccia come quando stavamo insieme. E lui ha mangiato il mio panino come quando stavamo insieme.
"Prima alla stazione un marocchino mi ha fatto comprare questo braccialetto"
"Tu dai sempre i soldi ai poveri"
"Che ci posso fare? Posso regalartelo? Tanto io non lo metto"
"Ok"

Me lo mette intorno al polso.
"Il primo nodo è per te, il secondo è per me"
"Ok"
"È un nodo piano, vedi? Dopotutto siamo scout"
Sorrido.
"Anzi, faccio un altro nodo.. questo è per noi"
"Mmm adesso dovresti chiedermi di sposarti, sai?"
Mi guarda con un punto interrogativo in faccia. Sembra quasi spaventato.
Poi si riprende. "Giù.. vuoi sposarmi?"
Non esito un secondo.
"Sì!"
"Dai davvero. Fammi sistemare con gli studi, mi laureo, ti laurei e ci sposiamo. E andiamo a vivere insieme"
"Ok ma né ad Anzio né a Latina"
"A Trento"
"No. Nemmeno a Trento"
"Ok"
Sorridiamo.
Mi alzo e mi rimetto la giacca.
"La smetti di guardare quel bambino? Oggi guardavi tutti i bambini che passavano! Capisco che ti piacciono, anche a me piacciono.. però.."
"In realtà stavo guardando te"

Continuiamo a camminare.
Adesso stiamo bene. Veramente bene.
Ci siamo proprio detti tutto.
Sono quasi le due e ormai il treno l'ha perso.
"Peccato"
Capisce che in realtà sono felice.
Che lui sia ancora qui.
Abbiamo altre due ore.
Meraviglioso.
Camminiamo per questa città strana ridendo e dandoci le spinte proprio come quando stavamo insieme.
Quanto sto bene con lui.
"Ci mettiamo seduti da qualche parte?"
"Eh?"
Ci fermiamo.
"Ci mettiamo seduti da qualche parte? Mi fanno male le gambe"
Non risponde.
Mi guarda.
Si avvicina.
Oh no.
No ti prego.
Non farlo.
"No.."
Non mi baciare.
Ti prego.
"Dai.. poi è un casino.."
Giro la testa e mi faccio baciare sulla guancia. Poi è un attimo.
Quel contatto. Maledizione.
Non resisto.
Arriva alle mie labbra. E io vorrei piangere. Ma è così bello..
Dura tantissimo.
Ci baciamo e ci stringiamo forte, mi alzo sulle punte dei piedi perché lui è alto. E lo stringo fortissimo, gli occhi chiusi, lo accarezzo, vorrei piangere ma sono felice, vorrei smettere di baciarlo ma ormai il danno è fatto.

Apriamo gli occhi e scopro che ce li ha lucidi. È tutto così strano.
Continuiamo a baciarci, perché non so proprio cosa dire. Lo voglio per sempre.
Voglio baciarlo ancora. E ancora. E vorrei che non dovesse prendere nessun maledetto treno. Lo vorrei qui per sempre.
"Facciamo l'amore per l'ultima volta"
Lo guardo. Cosa rispondo? 
Devo rispondere?
Certo che voglio.
"Non so se è giusto"
"Nemmeno io"

Andiamo nell'albergo.
È tutto così folle.
Mi sdraio accanto a lui.
Mi spoglia.
Mi tocca, mi bacia.
Piange.
Perché? 
"È l'ultima cazzata che facciamo"
E poi piange tutto il tempo.
Ma è bellissimo.
È come lasciargli un pezzo di me per sempre.
Lo facciamo senza pensarci, lo facciamo come se stessimo ancora insieme, come se lui non fosse mai partito, come se domani ci rivedremo.
Come se ci amassimo.
Io lo amo.
Poi smetto e mi stacco.
"Basta piangere"
"Voglio stare un po' così" e mi tiene accanto a lui accarezzandomi. Anche io lo accarezzo.
Scopro che il suo corpo è sempre lo stesso e mi piace da morire.
Manca poco.
Ci teniamo per mano, le mani intrecciate, come due mesi fa. Come se stessimo ancora insieme.
Dobbiamo andare.
Mi alzo.
Mi guarda.
Sta per piangere di nuovo.
Ma gli sorrido.

Corriamo.
Corriamo senza fiato, indolenziti.
"Tanto siamo abituati a correre.. tutti gli autobus che ho quasi perso per tornare a casa, te li ricordi?"
"Sì. Questa è la nostra ultima corsa giù."

"Dovremmo scrivere un libro sulla nostra storia, sai?"
"Se riesco a trovare un motivo razionale per cui ci siamo lasciati lo scriviamo"
"Una storia strana"
"Ma bella"
"Sì"

Arriviamo alla stazione.
Mancano pochi minuti.
Ecco il treno.
"Allora ciao"
Lo bacio sulla guancia. Anche lui lo fa.
"Non fare cazzate"
"Nemmeno tu"
Mi sorride.
Si allontana e mi soffia un bacio dalla mano.
Me ne vado.
Sorrido.
Non riesco a realizzare.
Non riesco a capire.
Qualcuno mi spieghi.
Io non posso capire.
Non posso pensare
che il treno è partito
quello delle 16.10
che lui se n'è andato
stavolta per sempre
che è stata l'ultima volta
che non ha funzionato
che ho sbagliato
non posso pensare
che lo amo
che mi ama
ma che ci siamo lasciati
per sempre
che abbiamo perso
che ci siamo arresi
che però in fondo sto bene.

"Non potevano stare insieme, non potevano stare lontani. Non ci esci da quelle storie" (A. Baricco)