Una raccolta di pensieri.

venerdì 20 dicembre 2013

un pomeriggio come tanti altri

È che io finché non ti vedo non posso credere a tutto quello che è successo e sta succedendo.
Finché non ti ho davanti per me rimani un'entità, un nome scritto nella rubrica del telefono, una faccia che piano piano inizio a dimenticare.
E vorrei non farlo, ma non ho scelta, io se le persone non le vedo dopo un po' me le dimentico, dimentico i particolari, quelli che mi hanno fatto innamorare, dimentico le cose importanti, quelle per cui adesso mi trovo qui a scrivere di te. Ancora di te, ancora, ancora dopo 7 mesi, ancora dopo 700 km, ancora dopo milioni di lacrime.
E anche se adesso non siamo più così lontani, non cambia niente, siamo lontani dentro, facciamo passare i giorni come fossero minuti, ce li lasciamo sfuggire, come se potessero tornare indietro, come se qualcuno ce li potrà restituire, come se i giorni fossero stati creati apposta per passare, tutti uguali, uno identico all'altro, senza differenze, senza riuscire ad avvicinarci, ad avvinarci veramente.
E allora mi chiedo, in questo maledetto pomeriggio di sogni infranti, se sia giusto continuare a far passare il tempo senza lottare, senza chiederci dove finiremo.
Forse finiremo in un meraviglioso pomeriggio di abbracci caldi. E altri sogni infranti.
Mi chiedo fino a quando riuscirò a resistere. Fino a quando rimarrò muta di fronte al tempo che scappa, fino a quando bagnerò il letto di lacrime nere. Mi chiedo fino a quando. Fino a quando dovremo sopportare tutto questo. È un massacro.
È troppo tempo
che ti aspetto
che ti sogno
E penso
chi sto aspettando? Chi sto sognando?
Il ragazzo di sempre
quello di tre mesi fa
oppure un'illusione
dietro a un telefono?

Se non ti vedo io non ce la faccio. Troppo tempo.

venerdì 6 dicembre 2013

Cercando di mettere ordine..

E se vuoi continuare a essere felice
allora non pensare
allora non guardare avanti
continua a camminare ad occhi chiusi.
Da qualche parte arriverai
con lui
senza lui
ma intanto non guardare, occhi chiusi, occhi chiusi, occhi chiusi, non guardare, lasciati trasportare, lasciati vivere
e vivi
senza pensare
per una volta fallo.
Niente domande, niente dubbi, nessuna incertezza e zero paure, è un cammino difficile, ma ad occhi chiusi è tutto più bello
perché non vedi
perché non sai
non immagini un domani
non puoi immaginarlo
non si può
perché non esiste.

Ma ad occhi chiusi tutto questo non puoi saperlo, ad occhi chiusi puoi continuare ad essere felice. E puoi far finta che esista un futuro diverso da quello che sarà, fatto di occhi, ma occhi aperti, aperti sul mondo, aperti per sempre.

Adesso no. Adesso cammina, occhi chiusi. Non farti domande.
E quando ci sarà lui, lì di fronte a te, aprili. E per un attimo pensa. Pensa a quanto siete coraggiosi. A quanto amore c'è. Pensa che ne è valsa pena. Per un attimo pensa
che ogni volta sarà così
che ogni volta potrai aprire gli occhi
e guardare i suoi
i suoi occhi pieni di te
e potrai sognare
e potrai essere felice
anche ad occhi aperti
solo per un attimo.

lunedì 2 dicembre 2013

A nonna.

Sei bella con quel rosario tra le mani, le mani chiare, stropicciate, macchiate. E quegli orecchini ti stanno bene, ti danno un'aria elegante e severa. I capelli, grigio chiaro, sono pettinati e lisci e fini come i miei.
Memorizzo per sempre la tua espressione spenta. Il tuo viso immobile, le palpebre viola che nascondono i tuoi occhi anziani.
Memorizzo il profumo di quella stanza e il freddo che si abbina con la tua pelle.
E provo a dirti tutto quello che non ho avuto il coraggio di dirti in questi anni, ma ancora una volta non ci riesco.
Le parole sono bloccate da quel nodo alla gola dovuto al pianto. Sai, quando piangi senza fare rumore per non disturbare e allora i suoni si spezzano ancora prima di uscire.. quel blocco lì.
Per questo non dico niente e cerco di nascondermi dietro le parole di chi è più piccolo di me, ma più coraggioso.
E come sempre tutte le cose non dette trovano espressione nelle lettere scritte.
Più facile, meno spontaneo.

L'ultimo ricordo che ho di te risale a questa estate, quando stavi in ospedale ed eravamo io, mamma e Sofia a farti visita. Stavi ancora bene. Smaniavi perché volevi uscire, faceva caldo ed era tutto bianco come ogni ospedale. Mi avevi chiesto di massaggiarti la gamba e io l'ho fatto. Ti addormentavi e ti risvegliavi.
Pensavo che saresti guarita. Sì, insomma, un paio di settimane e saresti uscita. Come tutte le nonne. Che stanno male e poi guariscono.

Ma chissà perché, per quale strano scherzo della coscienza, quando ho pensato a quale fosse stato il mio ultimo ricordo con te, non mi è venuto in mente l'ospedale. No.
Ho pensato alla mia festa di compleanno. Qualche settimana prima, era giugno.
È l'ultimo ricordo bello che ho di te. Non bianco, non triste, ma bello e basta. Quando guardavo il video con le foto preparato da Chiara e dalle mie amiche e tu commossa mi abbracciavi.
Ecco. Questo per me è il nostro ultimo vero ricordo. Nient'altro.

Non sono stata una brava nipote. Forse non ti ho mai detto "ti voglio bene". Un po' per la distanza, un po' per il carattere, un po' perché non mi sono mai resa conto che le persone prima o poi se ne vanno.
Tu sei stata una nonna diversa dalle altre. Niente smancerie, niente complimenti, niente pranzi della domenica.
E io non mi sono mai resa conto di quanto sei stata presente fino a che non te ne sei andata. È così che funziona. Capisci le cose troppo tardi.

È strano. Troppo.
E in quella foto con tutte le nipoti all'ospedale io non ci sono. Manco solo io. Avrei dovuto andare a trovarti questa settimana. Se avessi aspettato cinque giorni ti avrei almeno salutata. Cinque giorni.
Forse questo pensiero mi perseguiterà per tutta la vita.

Ma adesso tutte queste parole non hanno il minimo senso. Cosa posso dire? Non so. Che dopotutto manchi. A tutti. Che è successo tutto troppo in fretta. Che serviva più tempo. Solo questo.
Ma forse il tempo c'è stato, solo che è stato impiegato nel modo sbagliato.
E adesso posso solo dirti grazie per ogni cosa e che eri bella con quel rosario tra le mani. Buon viaggio, trova la tua felicità.. qui stiamo tutti cercando la nostra.

lunedì 25 novembre 2013

"Sono contenta, vedo che adesso stai bene."
"Sì, è vero."
"Ma come fai? Così lontani.. io non ce la farei."
"Eh.."
La guardo sorridendo. Non può capire. Se non le vivi, certe storie, non puoi capirle.
"Qui avresti un sacco di ragazzi che ti vanno dietro.."
"Eh.."
Forse ha capito. Dal mio sguardo.
"Perché è PROPRIO lui, vero?"
" Già."

venerdì 22 novembre 2013

Staticità. Ancora per quanto tempo? Riuscirò a resistere?
Aiuto.
È tutto troppo fermo. E ho paura.
Ho paura di fidarmi.
È difficile.
Qual è la cosa più difficile?
I tuoi occhi che non ci sono. È difficile immaginarli. Non me li ricordo più.
Ho paura.
È difficile pensare a dialoghi fantasiosi con te. E mi rispondi anche. Cose belle. E io sorrido.
Ma i tuoi occhi
Dove sono?
I tuoi occhi
Sono sempre gli stessi?
E intanto mentre aspetto te, scrivo.
E intanto mentre aspetto noi, scrivo.
E scrivo.
Nell'attesa che qualcosa si muova. Nell'attesa di fidarmi
Di te
E delle tue parole
Da poeta
Nell'attesa scrivo.
E immagino. Quanto potrà essere bello. Tutto. Immagino quanto potrai essere bello. Tu. Che mi sorridi
E mi guardi
Con occhi diversi
Forse più sinceri
O forse solo meno insicuri.
Aiutami.
A rendere tutto più bello. Di quanto già non lo sia.

giovedì 21 novembre 2013

Continui a scegliere me.

Non so cosa mi prende. Momenti di insicurezza totale.
Mi stupisco di quanto tu ti mostri così sicuro.
Andrà bene.
Voglio stare con te.
Voglio te e basta.
Mi rendi felice.
Ti amo.
Ci credo.

Anche io penso tutte queste cose. Davvero. Ma certe volte altri pensieri prendono in sopravvento e io non ci posso fare niente.
Hai un sacco di amiche. Simpatiche e carine. Una hai detto che mi somiglia di carattere. Ecco, perché continui a scegliere me?
Non lo capisco.
Continui a scegliere me.
Me.
In mezzo a tutte le amiche che hai, in mezzo a tutte le ragazze che hai conosciuto, ce ne dovrà essere almeno una che vada bene per te. Tipo quella che ha il mio carattere e ti fa ridere tanto, no?
Hai la possibilità di avere accanto a te una ragazza simpatica che ti fa ridere, tutti i giorni, ogni momento, quando vuoi. Potresti abbracciarla e baciarla. Ma continui a scegliere me.
Perché.

Non che mi dispiaccia, anzi. Ma ho paura che questo incanto duri poco. Ho una tremenda paura. Che prima o poi tu realizzi "oh ma guarda. Ma io la felicità ce l'ho a due passi, perché complicarmi la vita con lei che abita a 700 km?"
Ecco. Prima o poi lo penserai. Lo so. E io me l'aspetto ma ho paura.
Tanta.
Di essere sostituita con una soluzione più semplice.

Non ti capisco proprio.
Perché complicarti la vita se già ce l'hai complicata. Forse è vero che sono speciale per te. Forse è solo una tua fissazione.
Io so solo che voglio stare con te. Punto. Lontani, vicini, è uguale.
Se tu rimani io rimango.
Era questo il patto, no?

Non ce la faccio proprio a dimenticare tutti quei messaggi che mi hai mandato.

lunedì 4 novembre 2013

Non ci esci.

12.35, è in ritardo. È passata più di mezz'ora. Lo dico alle mie amiche, loro dicono "dai, starà arrivando". 
Sta arrivando.
Mancano pochi minuti e l'agitazione mi assale.. il cuore mi batte forte, non vedo l'ora di vederlo ma nello stesso tempo ho paura.
Paura che lui sia freddo con me.
Che sia venuto qui con l'unico scopo di lasciarmi e basta.
Ho paura.
Di trovarlo troppo cambiato dopo due mesi.
"Giù.. misà che è quello lì..!"
Oddio. Non mi giro. Non voglio vederlo. Per un attimo vorrei non avergli mai dato questo appuntamento. Non voglio sapere se sta venendo verso di me, se mi ha riconosciuto in mezzo a tutte queste persone, se sta sorridendo oppure no. Non voglio sapere niente.
"Dov'è?"
Sono terrorizzata.
"Oddio non voglio girarmi".
Ok, mi giro.
E lui è lì. Fermo in mezzo alla folla che osserva la torre alta, alza la testa per guardarla meglio. Sorride. Ha un giubbotto di pelle, pantaloni marroni, borsa a tracolla e occhiali. Quanto è figo. Non posso fare a meno di pensarlo.
Provo a salutarlo ma non mi vede. Inizia a camminare verso la torre, così lo seguo accelerando il passo per raggiungerlo.
Gli tocco la spalla con la mano.
"Ehi!"
Si gira. Sorride.
"Ciao giù"
Lo abbraccio. Così, perché mi va. Perché sono due mesi che non lo abbraccio. In realtà sono anche due mesi che non lo bacio, ma adesso non posso farlo.
Mi abbraccia. Mi stringe fortissimo.
Poi ci guardiamo e realizzo che lui è finalmente qui davanti a me e che è proprio come me l'aspettavo. È tutto.
Ci chiediamo "come va?", come se non lo sapessimo. Certo che va bene. 
Troviamo un portone con gli scalini davanti e ci sediamo lì.
Parliamo di cose inutili: la sua università, le mie giornate, la mia vacanza.
Cose inutili. Ma è così bello parlare con lui.
Poi silenzio.
Arriva come un macigno, come fosse caduto dalla finestra qui sopra. 
Silenzio.
Non ho mai staccato gli occhi dal suo volto. Lui invece non mi ha mai guardata.
"Senti.. devo parlarti".
Ci siamo.
Ma non voglio che inizi a parlare. Non voglio fargli rovinare tutto. Quindi inizio io.
"Aspetta.. comincio io"

All'inizio è difficile trovare le parole. Quelle giuste.
Quelle che mi sono immaginata per due mesi.
Non le trovo più.
Faccio una fatica immensa a tirare tutto fuori. Non so da dove iniziare e così inizio con "non so cosa ti è successo" e poi proseguo con "nemmeno un mese fa mi hai detto tutte quelle cose e dopo due giorni ci avevi già ripensato", "all'inizio era tutto bello.. all'inizio significa la prima settimana", "qual è stato il fattore scatenante che ti ha fatto cambiare idea?", "ho fatto finta di niente" e ho finito con "non so cosa cazzo ti è successo". 

Gli dico "guardami negli occhi".
Lui mi guarda, lo vedo rassegnato, afflitto, non può controbattere, non riesce a dire niente.
Ha un sorriso amaro.
"Giù è difficile"
"Non possiamo basarci sul vederci tre volte all'anno"
"Voglio una cosa normale"
"Non sono capace di fare una cosa a distanza"
"Pensavo fosse colpa mia, ma ho capito che non è colpa di nessuno"
"Se fossi rimasto non ti avrei lasciata mai.. dai, tu sei perfetta per me"

"Anche tu per me. Sei.. il tipo di ragazzo con cui starei veramente.. per sempre"

Ci guardiamo.
Ci lasciamo.
Non c'è bisogno dircelo.
"Ti va se continuiamo a sentirci?"
"Certo"
"Quando torno a Natale potremmo vederci.."
"Non so se mi andrà di vederti. Ma tu comunque chiedimelo. Ok?"
"Ok"
Ci lasciamo.
Ci guardiamo.
Si avvicina.
"Vorrei baciarti"
"Non facciamoci del male"

Metto le mie gambe sopra le sue e appoggio la mia testa sulla sua spalla.
"Giù.. dai, non mi baciare"
"Ma non voglio fare niente! Voglio solo stare così! Posso?"
"Ormai l'hai fatto"
Appoggia la sua testa sulla mia.
Lo stringo forte. Fortissimo.
"Ti voglio tanto bene"
"Anch'io"
Lo so che mi vuoi bene.
So che mi ami.
Lo guardo con il mio sorriso più bello.
"Senti.. io ho il treno o alle 14.10 o alle 16.10"
"16.10"
"Giù.."
"Ok. Allora facciamo che se finiamo di parlare entro le due prendi quello delle 14.10, altrimenti quello delle 16.10"
"Ok"

Ci alziamo e inziamo a camminare.
"Stai proprio bene vestita così"
Lo guardo in modo strano.. "grazie".
La verità è che io mi vesto sempre così d'inverno, ma lui mi ha visto l'ultima volta a settembre.
Parliamo delle nostre vite.
Di questi due mesi. Di quello che non ci siamo raccontati.
È così bello parlare con lui.
E sono felice.
Sì. Lo guardo parlare e finalmente mi sento in pace.
"Forse era meglio se ci lasciavamo in modo brutto"
"Così ci saremmo messi l'anima in pace?"
"Sì"
Ridiamo. Che bello ridere con lui.
"Meno male che ci sei te giù"
Meno male che ci sei te. 
Lo faccio ridere perché voglio che si ricordi di me come quella ragazza bellissima che gli faceva dimenticare il resto del mondo anche solo per un'ora.
La ragazza che gli ha fatto capire cos'è l'amore.
Entriamo in un bar a mangiare un panino.
Stiamo uno di fronte all'altro. 
È così bello.
Mi guarda attentamente, sorrido.
Non ho fame, ho lo stamaco chiuso.
Do metà del mio panino a lui.
"Qual è la tua cannuccia?"
"Mmm.. questa credo"
Beve.
"Oh, no. Era quest'altra"
Mi guarda e sorride. Oh, il suo sorriso.
Ora svengo.
Abbiamo bevuto dalla stessa cannuccia come quando stavamo insieme. E lui ha mangiato il mio panino come quando stavamo insieme.
"Prima alla stazione un marocchino mi ha fatto comprare questo braccialetto"
"Tu dai sempre i soldi ai poveri"
"Che ci posso fare? Posso regalartelo? Tanto io non lo metto"
"Ok"

Me lo mette intorno al polso.
"Il primo nodo è per te, il secondo è per me"
"Ok"
"È un nodo piano, vedi? Dopotutto siamo scout"
Sorrido.
"Anzi, faccio un altro nodo.. questo è per noi"
"Mmm adesso dovresti chiedermi di sposarti, sai?"
Mi guarda con un punto interrogativo in faccia. Sembra quasi spaventato.
Poi si riprende. "Giù.. vuoi sposarmi?"
Non esito un secondo.
"Sì!"
"Dai davvero. Fammi sistemare con gli studi, mi laureo, ti laurei e ci sposiamo. E andiamo a vivere insieme"
"Ok ma né ad Anzio né a Latina"
"A Trento"
"No. Nemmeno a Trento"
"Ok"
Sorridiamo.
Mi alzo e mi rimetto la giacca.
"La smetti di guardare quel bambino? Oggi guardavi tutti i bambini che passavano! Capisco che ti piacciono, anche a me piacciono.. però.."
"In realtà stavo guardando te"

Continuiamo a camminare.
Adesso stiamo bene. Veramente bene.
Ci siamo proprio detti tutto.
Sono quasi le due e ormai il treno l'ha perso.
"Peccato"
Capisce che in realtà sono felice.
Che lui sia ancora qui.
Abbiamo altre due ore.
Meraviglioso.
Camminiamo per questa città strana ridendo e dandoci le spinte proprio come quando stavamo insieme.
Quanto sto bene con lui.
"Ci mettiamo seduti da qualche parte?"
"Eh?"
Ci fermiamo.
"Ci mettiamo seduti da qualche parte? Mi fanno male le gambe"
Non risponde.
Mi guarda.
Si avvicina.
Oh no.
No ti prego.
Non farlo.
"No.."
Non mi baciare.
Ti prego.
"Dai.. poi è un casino.."
Giro la testa e mi faccio baciare sulla guancia. Poi è un attimo.
Quel contatto. Maledizione.
Non resisto.
Arriva alle mie labbra. E io vorrei piangere. Ma è così bello..
Dura tantissimo.
Ci baciamo e ci stringiamo forte, mi alzo sulle punte dei piedi perché lui è alto. E lo stringo fortissimo, gli occhi chiusi, lo accarezzo, vorrei piangere ma sono felice, vorrei smettere di baciarlo ma ormai il danno è fatto.

Apriamo gli occhi e scopro che ce li ha lucidi. È tutto così strano.
Continuiamo a baciarci, perché non so proprio cosa dire. Lo voglio per sempre.
Voglio baciarlo ancora. E ancora. E vorrei che non dovesse prendere nessun maledetto treno. Lo vorrei qui per sempre.
"Facciamo l'amore per l'ultima volta"
Lo guardo. Cosa rispondo? 
Devo rispondere?
Certo che voglio.
"Non so se è giusto"
"Nemmeno io"

Andiamo nell'albergo.
È tutto così folle.
Mi sdraio accanto a lui.
Mi spoglia.
Mi tocca, mi bacia.
Piange.
Perché? 
"È l'ultima cazzata che facciamo"
E poi piange tutto il tempo.
Ma è bellissimo.
È come lasciargli un pezzo di me per sempre.
Lo facciamo senza pensarci, lo facciamo come se stessimo ancora insieme, come se lui non fosse mai partito, come se domani ci rivedremo.
Come se ci amassimo.
Io lo amo.
Poi smetto e mi stacco.
"Basta piangere"
"Voglio stare un po' così" e mi tiene accanto a lui accarezzandomi. Anche io lo accarezzo.
Scopro che il suo corpo è sempre lo stesso e mi piace da morire.
Manca poco.
Ci teniamo per mano, le mani intrecciate, come due mesi fa. Come se stessimo ancora insieme.
Dobbiamo andare.
Mi alzo.
Mi guarda.
Sta per piangere di nuovo.
Ma gli sorrido.

Corriamo.
Corriamo senza fiato, indolenziti.
"Tanto siamo abituati a correre.. tutti gli autobus che ho quasi perso per tornare a casa, te li ricordi?"
"Sì. Questa è la nostra ultima corsa giù."

"Dovremmo scrivere un libro sulla nostra storia, sai?"
"Se riesco a trovare un motivo razionale per cui ci siamo lasciati lo scriviamo"
"Una storia strana"
"Ma bella"
"Sì"

Arriviamo alla stazione.
Mancano pochi minuti.
Ecco il treno.
"Allora ciao"
Lo bacio sulla guancia. Anche lui lo fa.
"Non fare cazzate"
"Nemmeno tu"
Mi sorride.
Si allontana e mi soffia un bacio dalla mano.
Me ne vado.
Sorrido.
Non riesco a realizzare.
Non riesco a capire.
Qualcuno mi spieghi.
Io non posso capire.
Non posso pensare
che il treno è partito
quello delle 16.10
che lui se n'è andato
stavolta per sempre
che è stata l'ultima volta
che non ha funzionato
che ho sbagliato
non posso pensare
che lo amo
che mi ama
ma che ci siamo lasciati
per sempre
che abbiamo perso
che ci siamo arresi
che però in fondo sto bene.

"Non potevano stare insieme, non potevano stare lontani. Non ci esci da quelle storie" (A. Baricco)


domenica 27 ottobre 2013

Nessuno li aveva avvertiti.

Cosa desiderasse in quel momento, lei non lo sapeva.
Aveva idea di cosa significasse essere felice insieme a lui.. l'aveva provato. Aveva provato quella ridicola felicità che provano le persone innamorate, quella felicità che ti fa sentire come se la vostra storia sia la più speciale e la più bella di tutte.
Lei l'aveva vissuta quella felicità.

Era estate ed ogni cosa era più bella.
Era estate, c'era il mare, c'erano i motorini, i gelati sciolti, le passeggiate sotto il sole, il parco dove nascondersi, il sudore, gli schizzi, le magliette trasparenti, gli occhiali da sole che solo a guardarlo pensi "quanto è figo", le giornate lunghe, lunghissime, ma sempre troppo brevi per essere vissute pienamente.
Il porto, dove avevano fatto il loro primo discorso serio.
Il bar, dove avevano fatto per la prima volta colazione insieme.
Quella stanza dove avevano fatto per la prima volta l'amore.
E quell'altra, dove avevano dormito insieme.
Le bugie, le fughe, i segreti, le cazzate.
Tutto era felicità.
Tutto.
Sbagliato o giusto che fosse, loro erano veramente felici come non lo erano mai stati.
Perché finalmente si erano trovati e tutti i pezzi erano tornati al loro posto..
Lui aveva trovato sicurezza.
Lei aveva trovato libertà. Di amare.

E come li aveva trovati, questa libertà, questa spensieratezza, questo amore, così li aveva persi.

Senza volerlo, avevano perso tutto.
E allora lei ripensava a quelle giornate estive, a quei sorrisi bellissimi, alla loro storia da far invidia a tutti, ripensava a tutti i momenti condivisi, a tutti i gelati sciolti, a tutte le attese, ai mesi che passavano, veloci, traditori, potevano avvertirli almeno
potevano dire loro
che quel giorno sarebbe arrivato
il giorno in cui lui se ne sarebbe andato
potevano dirgli
amala, amala adesso, non aspettare che sia troppo tardi, amala
amala
non avere paura
non c'è niente per cui avere paura
amala
e basta
lei vuole solo questo

e potevano dirle
non piangere
perché lui continuerà ad amarti
anche se non lo dice
lui ti ama
e ti amerà
e tu non devi piangere
perché quel giorno arriverà
e tu non potrai farci niente
potrai solo perdonarlo
ancora e ancora
perdonarlo

Ma nessuno li aveva avvertiti.

E quindi lui continuava a tenersi dentro le parole.
E lei continuava a piangere.

E anche quando lui aveva trovato il coraggio di dire che l'amava, anche quando lui aveva messo da parte tutto, l'orgoglio, l'imbarazzo, tutto, lei continuava a piangere.
Perché era tutto sbagliato.
Tutto.

Cosa desiderasse in quel momento lei non lo sapeva.
Sarebbe bastato un gesto qualsiasi.
Qualsiasi cosa che le ricordasse quei mesi, pochi, brevi, passati, di inutile felicità.


giovedì 24 ottobre 2013

Incastrati.

C'era una ragazza.. e c'era un ragazzo.
Vivevano lontani l'uno dall'altra, molto lontani, più di quanto ci si possa aspettare da due ragazzi come loro. Perché loro erano.. incastrati.
Incastrati, non c'è altra parola per descriverli. Erano incastrati e lo sapevano bene.
L'avevano sempre saputo, forse.
Incastrati tra loro, perfettamente, senza sforzarsi troppo per far combaciare i pezzi.. incastrati e basta.
Incastrati nella loro storia.
Una storia di pezzi sparsi, di meccanismi interrotti, di fili tagliati. Una storia come le altre.
Una storia non decollata, non vissuta, non apprezzata.
Ma torniamo a loro.
Lei. Era rimasta, lei. Le facevano compagnia la speranza, la fantasia, la passione, la gioia, il desiderio, la determinazione, la curiosità. Era rimasta.
E con lei, erano rimaste le paure. Tutte quelle che si possano immaginare. Lui le aveva lasciato tutte le paure del mondo.
Lui. E perché l'aveva lasciata in balia della paura, dell'ansia?
Lui se n'era andato. Verso il suo futuro, i suoi sogni, le sue scoperte, la sua vita. Le sue speranze.
E le paure? Le aveva lasciate insieme a lei.

All'inizio no.
All'inizio anche lui aveva paura.
All'inizio piangeva.
Come un bambino, solo, spaurito, senza meta, senza nessuno, senza lei, senza occhi azzurri che lo guardassero e gli dicessero "va tutto bene".
All'inizio ogni cosa è migliore.
Poi tutto cambia.
Tutto.
Non sai chi c'è dall'altra parte del telefono, non sai più se il ragazzo che ti parla è lo stesso di un mese fa.
Non sai più se ha ancora paura.
Non sai più cosa potrai provare vedendolo tra un mese.
Non sai più niente.
Nemmeno se TU hai ancora paura.

C'era una ragazza. C'era un ragazzo.
Si incastravano. Senza sforzo.
Ma forse.. forse qualcosa nelle loro forme era cambiato. Come quando provi a mettere insieme due pezzi di un puzzle sbagliati, e il cartoncino si rovina. Ecco, il cartoncino si stava rovinando.
Serviva qualcosa che lo limasse, per farli incastrare bene. A volte capita che le cose non si incastrano.
A volte invece bisogna cambiare il pezzo del puzzle.

E loro?
Loro sapevano di essere ancora, maledettamente incastrati.
Sapevano a cosa andavano incontro.
Lo sapevano e lo vivevano in modo diverso.
Lei. Sognando.
Lui. Sorridendo.
Lei. Urlando.

Lei. Piangendo.

E il ragazzo.. beh, lui non capiva.


lunedì 7 ottobre 2013

Ecco di nuovo Airone.

Ecco di nuovo Airone.
Ciao a tutti, sono tornata (credo) per ricominciare a scrivere.. chissà se riuscirò a recuperare la mia assenza con qualche bel post!
Allora, un po' di storia. Ho aperto questo blog quasi 2 anni fa, avevo 16 anni e l'idea di scrivere mi stuzzicava molto.. ho scritto per diversi mesi, poi.. ho lasciato stare. Quando io e il mio vecchio ragazzo ci siamo lasciati, per la precisione. Sentivo che non avevo più niente da dire.
In realtà è proprio dopo quel fatto che sono iniziate ad accadere le cose più sconvolgenti della mia vita!
1) io e il mio ex ci eravamo rimessi insieme..
2) ci siamo lasciati definitivamente dopo un mese..
3) .. ho incontrato.. quello che tutti chiamano "amore"..
4) sono diventata maggiorenne!
5) ho imparato a trasgredire le regole..
6) ne ho pagato le conseguenze..
7) ho iniziato a vivere una storia a distanza.. molta distanza..
8) ho iniziato il mio ultimo anno di liceo!
E..
9) adesso la mia vita è totalmente.. non so, un aggettivo per definirla? Senza senso? Difficile? Sbagliata? Incasinata? Sì, ecco INCASINATA. Proprio quello che cercavo.
Incasinata.
E così.. ho pensato "ehi, ma io un posto dove sfogarmi ce l'ho! Il mio blog!" .. ed eccomi qui!
Sono cresciuta e sono cambiata.. (purtroppo?)
Prima i miei "problemi" riguardavano il mio ragazzo, quanto ci litigavo, quanto non ci litigavo, se ci litigavo.. al massimo potevo scrivere qualcosa sui miei amici.
Adesso.. adesso i miei problemi sono davvero PROBLEMI! Non sono le cavolate che scrivevo prima.. peccato.
Credo di essermi specializzata nel crearli, i problemi. Davvero. Non avete niente di cui lamentarvi? Vivete le vostra monotona, triste, piatta, vita? Vorreste provare qualcosa di forte? Beh, io sarei capace di crearvi i problemi dal nulla, di rendervi la vita più difficile di quello che immaginate.
Sì, ok, probabilmente ho esagerato. Un po'.
Ma aspettate che vi racconti cosa cacchio sto passando e capirete. Credo. Se non capirete.. beh, non mi interessa. Io DEVO scrivere. DEVO, perché la situazione si sta facendo veramente insopportabile.
Per stasera va bene così.. vado a dormire.
Non vedo l'ora di dare una svolta a questo vecchio blog e di buttarci dentro tutti i miei pensieri!!

giovedì 7 marzo 2013

La guarigione: terza tappa.

Terza tappa: superare errori, rimpianti e rimorsi.
Hehe, non te l'aspettavi, vero? Troppo difficile, dici?
SUPERARE è la parola-chiave. Superare non significa assolutamente "dimenticare"!! Altrimenti sarebbe troppo semplice.. Superare significa: accettare, capire, agire.
Accetare i propri sbagli.
Capire il PERCHE' dei propri errori.
Agire per fare in modo di non ripeterli più.
Hai sbagliato, fin qui siamo tutti d'accordo.. E hai fatto pure parecchie cose sbagliate!! Tantissime!
Non hai parlato quando dovevi,
hai trascinato quella storia come se nulla fosse,
ti eri programmata troppe cose,
eri distratta da troppe cose,
lo hai escluso dalla tua vita,
non gli hai dedicato abbastanza tempo,
non lo hai capito,
non lo hai apprezzato,
non gli hai dimostrato abbastanza quanto lo amavi,
hai pensato troppo a te stessa e poco a voi,
ecc,
ecc,
ecc.
Sì, insomma, la lista continua. Lo sai, è lunghissima, errori su errori, sbagli su sbagli..
E ti fa male ammetterli. Ti fa male pensarci. Lo so, ma adesso devi sforzarti di capire. Perché hai agito così?
Perché sentivi che era la cosa giusta? Perché eri senza controllo? Perché non potevi fare altrimenti? Perché ti eri stancata? Perché era diventata un'abitudine?
Un motivo ci deve essere, per forza. Prova a capire.. Cosa è successo? Dopo così tanto tempo.. Cosa è successo? Cosa ti è successo?
Dai, un po' lo sai.. Ci sono state varie cose. Ma il tuo errore più grande è stato quello del LASCIAR CORRERE. Se veramente avessi voluto cambiare qualcosa (come gli avevi anche promesso!!) avresti trovato un modo! Se veramente ci avessi tenuto, avresti fatto di tutto per salvare la vostra relazione!! Quindi.. Non ci tenevi abbastanza? Oh sì, che ci tenevi..
Ma ti eri persa, Airone, ti eri persa. Ti eri FISSATA che lui non era quello giusto per te.. Che sì, stavate benissimo insieme, eravate quasi perfetti, ma continuavi a pensare che c'era qualcosa che non andava.. Caspita, Airone, hai mai capito cosa c'era che non andava?? No?? Infatti!! NON C'ERA NIENTE CHE NON ANDAVA A PARTE I TUOI COMPORTAMENTI!! Ecco, adesso lo sai. A forza di voler trovare per forza qualcosa che non andava, hai rovinato tutto.
Andava tutto fin troppo bene.
E tu hai fatto di tutto per rovinarlo.
Ed è giusto che adesso ti senta in colpa. Perché la colpa è SOLO TUA, lo sai.

Adesso però riprenditi e vai avanti.

Ormai è andata,  no? Nasconditi dietro questa frase.. "Ormai è successo". Tu adesso non puoi fare niente, a parte mettere da parte i tuoi errori e migliorare. Punto. Non pensare ad altro, pensa a dare un senso a quello che è successo.. Punto. Quello che è successo DEVE avere un senso.

Alla prossima tappa.

domenica 3 marzo 2013

La guarigione: seconda tappa.

Seconda tappa: vivere giorno per giorno, godersi il presente senza programmare niente.
La seconda tappa, Airone, forse per te è la più difficile..
Ti rendi conto che stai vivendo con il cervello immerso nel passato?? I tuoi pensieri risalgono a due anni fa, un anno fa, mesi fa, il più recente è di qualche giorno fa.. Basta!! I tuoi pensieri, felici o tristi, devono essere freschi freschi di presente! Come fare?
Beh.. Vivi il presente nel migliore dei modi! Fai tante esperienze, sii sempre impegnata, non perdere neanche un minuto delle tue giornate.. trova sempre qualcosa da raccontare a cena..
Ah, cosa importante. Abolisci anche il futuro! Nel senso che puoi pensare a domani, massimo a dopodomani.. Stop!! Non esiste nessun futuro più lontano di dopodomani, ok? Nessun compleanno, nessuna estate, nessun viaggio, nessuna maturità, nessuna università ecc ecc.. Capito??
Rilassati, la tua vita E' ADESSO, e tutto il tempo che sprechi pensando al passato o al futuro E' TEMPO PERSO!! Tempo perso per sempre, che nessuno ti ridarrà mai indietro.. Tempo che solo tu puoi decidere come usare! Puoi usarlo ridendo, pensando, scappando.. RIMPIANGENDO.. puoi usarlo VIVENDO..
Toccca a te decidere, Airone..
Ricorda che grazie al passato sei ciò che sei.. grazie al presente sarai una persona migliore in futuro.. che ne pensi? E' bello, no?
Non farti sfuggire niente.. Un sorriso nascosto, la paura di un abbraccio, occhi lucidi che chiedono aiuto, tensione, movimenti impercettibili che racchiudono tante cose.. Non farti sfuggire niente, vivi tutto, ogni cosa, vivi il presente e continua a vivere, vivi più forte, vivi per sentire l'entusiasmo dentro di te.. vivi per nient'altro.
Trai il meglio dal passato, impara dai tuoi errori e superali, fai tesoro di ogni esperienza vissuta e riempi il tuo bagaglio di esperienze.. sono servite tutte, dalle più spiacevoli a quelle meravigliose.. tutte ti hanno insegnato qualcosa..
E grazie a queste esperienze potrai essere una persona migliore in futuro.. Davvero, potrai esserlo! Mica è finita la vita, non hai nemmeno 18 anni, hai tanti amici e una bella famiglia, che ti manca??
Hai un sacco di tempo davanti per dimostrare a tutti che stai crescendo e stai cambiando, ma potrai farlo solo se ti impegni veramente e solo se LO VUOI veramente! Vuoi cambiare? Vuoi migliorare? Sì?? Allora inizia dalle piccole cose, anzi inizia proprio da queste tappe..
Le prossime due ti insegneranno qualcos'altro, la quinta sarà il tuo obiettivo finale e sarà la più difficile da completare.
Ma intanto vivi e non pensare a COSA ACCADRA', perché non puoi saperlo, tutto cambia, tu, lui, cambierete senza rendervene conto e non puoi decidere adesso cosa succederà in futuro.. E' inutule che programmi ogni cosa, ci sarà sempre un imprevisto che ti sbarrerà la strada.. Ma non devi avere paura, riuscirai a superare tutto.

Hai superato la prima tappa, no? Quella di essere felice.. superare questa sarà facilissimo!
Ma quello che devi capire è che le cose non si vivono due volte: vivi adesso o mai più. Quindi muoviti, esci e divertiti, non pensare a niente se non a rendere felice chi ti sta intorno..
Accontentati del presente e cerca di costruire qualcosa per il tuo futuro..
Adesso non è il vostro momento, lo sai.. In questo presente lui non c'è.. O meglio, non c'è più come ragazzo.. Però potrebbe esserci di nuovo, un giorno.. se lo vuoi davvero, se davvero sei intenzionata a vivere qualcosa di bello con lui, se davvero vuoi che lui riempia ancora giorni e giorni della tua vita, lui ci sarà di nuovo.. Ma adesso no, concentrati su te stessa e migliora ogni sfumatura del tuo carattere, fallo per lui, fallo per voi, fallo soprattutto PER TE.

Ciao, Airone.. 

giovedì 28 febbraio 2013

La guarigione: prima tappa.

Prima tappa: essere felice.
Questo post non è dedicato a voi, nemmeno a lui. Questo post è per te, Airone.
Allora, mi hanno detto che non sei felice.. Questo è un percorso, un percorso di "guarigione" e la prima tappa è proprio la più importante.. DEVI ESSERE FELICE!!!
Lo so, non è facile adesso.. Essere felice dopo che vi siete lasciati?? Essere felice quando ti sembra tutto spento?? Senza vitalità?? Ebbene sì, devi essere felice.. soprattutto adesso!! Perché se non riesci ad essere felice adesso sarà più difficile esserlo dopo..
Allora, facciamo un passo alla volta. Felicità. Cos'è?
Può essere tante cose, sai Airone.. Può essere anche una maschera al posto della tristezza. Non devi per forza CREDERE di essere felice, basta che lo DIMOSTRI. Lo so, sembra brutto detta così.. Però è necessario, perché piano piano riuscirai a convincerti che sei veramente felice!
Dunque, pensa a qualcosa che ti fa sorridere.. Dai ci sarà pure qualcosa!! No?? Non c'è più  niente?
Dai.. Quello scemo del tuo amico che fa impazzire la prof di inglese? Ah-ah, vedi che c'è qualcosa!
Bene, adesso che stai sorridendo continua a pensare ad altre cose divertenti, prendi il cellulare e metti un po' di musica! NO!! Ma che fai?? "The scientist" dei Coldplay? Ma sei scema? Come pensi di essere felice se ascolti questa musica? Sì, lo so che sono le parole giuste.. Lo so, Airone.. Ma adesso no! Vedi che già non sorridi più? Togli quella musica e mettine una più allegra! Una che puoi ballare! Una qualsiasi! Bruno Mars va bene, dai.. I testi non dicono granché.
Bene, adesso canta, Airone, e balla, balla, balla!!! Balla con la musica nelle orecchie e non pensare a niente, canta e balla e fai finta di stare bene.. fai finta che non sia mai successo niente.. perditi, Airone, perditi nel tuo mondo.. e non pensarci.. non pensarlo.. lo vedi, è già scomparso?
La musica finisce.. sbaglio o sei ancora euforica? Hai, visto, stai ridendo? Le lacrime non sono permesse, ricordatelo..
Bene, inizi a capire che ci vuole poco per essere felici. Cosa? La felicità dura poco? Beh.. Airone.. E' normale che sia così, no? Altrimenti non avrebbe senso parlare di felicità.. e di tristezza.. Adesso che hai capito come si fa a essere felici devi allenarti ogni giorno! Capito? Ogni giorno fino a che la felicità sarà più spontanea.. sempre un po' di più.. fino a che sarà facilissimo raggiungerla.. così facile che non ti sembrerà vero..
Apri gli occhi Airone e guardati dentro.
Oggi qualcuno ti ha detto che sei straordinaria e intelligente, ricordi? Ripetitelo, fino ad assimilarlo ben bene in quella tua testa piena di.. di.. a cosa pensi, Airone? Quali sono i tuoi pensieri? Tirali fuori!! A cosa pensi?? No, non dirlo!! TU NON DEVI PENSARE A NIENTE CHE RIGUARDI LUI!! Promettimelo, Airone. Bene, allora pensa a qualcun altro.. Pensa a domani sera che andrai a una festa!! Non sei felice al solo pensiero di stare insieme a tutti i tuoi amici, di ballare con un bicchiere di birra in mano, non sei contenta che domani sarai libera di non pensare a niente, sarai libera di ballare con uno sconosciuto, sarai libera di flirtare con chi ti pare, sarai libera di farti guardare un po' troppo? No, non sei felice per tutto questo, lo capisco.. Fai finta, almeno. Fallo per te.
Tornerai a casa e ti addormenterai senza pensare a lui! Non sei felice? No, non lo sei..

Ma è così che si comincia, Airone. E' così che puoi iniziare a riprendere in mano il PRESENTE, è così che puoi DIMENTICARE, è così che puoi SORRIDERE, è così che puoi superare le cose, solo così. Sarà difficile, ma questa è solo la prima tappa della guarigione! Dopo verrà il bello, dopo sarai di nuovo tu, senza domande, senza colpe, senza pensieri, senza rabbia, senza malinconia, senza tormenti, senza RICORDI, senza rimpianti, senza rimorsi.. sarai TU e basta, tu e il tuo presente..

E smettila con quelle canzoni..

I suoi messaggi? Tienili, come hai fatto con l'altro prima di lui.. Tienili nel telefono, capirai quando dovrai cancellarli.. Ci sarà un momento giusto anche per questo! Le sue canzoni? No, non ascoltarle..
Le sue foto? Non vederle!!! Soprattutto quelle dove state insieme.. ignorale!! Non sei ancora pronta, un giorno potrai guardarle tutte ed essere felice. Come? Ehm.. E' così e basta.. Credo.. Immagino sia così.. Voglio dire.. perché no?
Insomma, hai capito che devi fare per ssere felice?
Esci con i tuoi amici, divertiti.. Vai al cinema, a prendere una cioccolata calda, o una birra a seconda della felicità che ti serve, vai a fare una passeggiata, continua a fare lezioni di guida con tua madre, vai a scout e prova a divertirti anche là, parla il più possibile con chi è disposto ad ascoltarti e vola, Airone, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola..

E non piangere Airone.
Un giorno penserai a questo con felicità, adesso sai che non è possibile.
Cosa? Una seconda possibilità? Questo.. non è previsto, Airone, lui te l'ha detto, non vuole e non potete. Non vuole e non potete, non vuole e non potete, non vuole e non potete, non vuole, non vuole, non vuole, non vuole, non vuole. Se io fossi una persona vendicativa ti direi "NON VUOLE PER COLPA TUA E FA BENE", ma mi limito a dirti "non potete perché l'avete deciso insieme". Non potete perché l'avete deciso insieme. Non potete perché l'avete deciso insieme.. ti senti meglio?

Cosa? Hai paura che si innamori di un'altra ragazza? Beh, ma è ovvio che lo farà! Si innamorerà, non so quando ma accadrà e tu sarai lì a invidiare la felicità altrui.. sarai lì pensando che potresti stare al posto di quella ragazza.. ma chi te lo dice che anche tu non ti innamorerai di nuovo? Nessuno, appunto.. Airone, apriti al mondo e qualcuno ti troverà.. al momento giusto saprai riconoscerlo.. cosa? Non vuoi nessuno? Lo sai che non è vero, tu una persona la vuoi.. shhh non si dice..

Airone, non pensare a quello che accadrà.. pensa solo che il tuo scopo è essere felice.. parti dai tuoi errori e migliorati.. migliorati per te stessa e per chi vorrà condividere la sua vita con la tua, un giorno.. migliorati per rendere migliore ogni cosa.. per non rovinare le cose belle come hai fatto finora..

Migliorati e sarai felice.. come vedi non è difficile essere felice e ci sono tanti modi per esserlo.

E se poi pensi che tutto ciò che ho scritto sia sbagliato, beh, allora.. solo tu sai cosa fare. Anzi, solo voi sapete cosa fare! Cosa? Non lo sapete? Sì, lo sapete, fidati.. ma non avete il coraggio di ammetterlo..

Airone, compi questa prima tappa.. sii felice.

Ciao dall'altra Airone.. quella triste. 
Non riesco più a vivere il presente.
O futuro o passato, presente zero.
Futuro: sembra così pieno di opportunità, così grande.
Passato: sensi di colpa e sbagli continui. Ma anche felicità, dopotutto.

Presente: zero.
Nullo.
Triste.

mercoledì 27 febbraio 2013

Caro M.

Caro M.,
ho una domanda che mi assilla e non finisce di disturbarmi e mi fa pensare tante cose.
Come fai ad essere così tranquillo?
E subito me ne viene in mente un'altra, peggiore. Perché sei così tranquillo?
Io una risposta ce l'ho, ma spero immensamente che non sia quella giusta, spero sia solo un brutto presentimento e che io mi stia sbagliando. Perché dovrebbe esserlo?
E poi c'è l'altra risposta, la tua, la più plausibile, quella alla quale tutti reagiscono dicendo "ma certo che è così!".. E' la risposta che mi piace di più, perché se ci penso riesco a non piangere.
Mi hai detto che sei così calmo e freddo perché riesci a nascondere bene i tuoi sentimenti.
E allora io ti chiedo.. E' proprio necessario che tu debba nascondere così bene i tuoi sentimenti, adesso?

Io li ho nascosti per mesi i miei sentimenti, quando invece avrei dovuto parlartene. Ma adesso proprio no, adesso li tiro fuori, anche se è tardi e anche se non serve più a niente. Li tiro fuori e ti piango addosso, mi piango addosso. Ti faccio vedere la mia sincerità pensando di star vedendo la tua.
Sincerità contro sincerità?
O sincerità contro una maschera?
Io continuo a sperare che la mia risposta sia quella sbagliata..

Sai cosa provo adesso? Solo rabbia.
Ieri ho pianto una marea di ore di seguito, sono andata a letto piangendo, mi sono svegliata piangendo con tutti gli occhi gonfi, sono andata a scuola, ho pianto un'altra volta. Ma sento che è stata l'ultima, non piangerò più. Anche sforzandomi, ti giuro mi sto sforzando, anche sforzandomi non riesco più a piangere. Perché?
Perché credo di conoscere il perché della tua tranquillità e allora mi faccio forza, cambio lo stato su Facebook come hai fatto tu senza pensarci, con leggerezza, lo cambio anche io e faccio finta di averlo fatto con leggerezza, parlo di noi con un nodo alla gola ma faccio finta di farlo con leggerezza, come fai tu, con le tue battute CHE ODIO, odio tremendamente, come fai tu quando dici "non sei contenta che adesso siamo amici?", NO, NON SONO CONTENTA, sono uno SCHIFO, mi sento uno SCHIFO, sono arrabbiata, per niente contenta e neanche voglio esserlo, adesso NON POSSO essere contenta e non posso nemmeno piangere.
Ti prego dimmi che mi sto sbagliando.
DIMMI CHE NON E' VERO CHE NON TE NE FREGA NIENTE. Dimmi che non è vero che sei così tranquillo perché SEI CONTENTO che ci siamo lasciati e hai preso la palla al balzo, dimmi che mi sto sbagliando e forse riuscirò a essere tranquilla come te.

Dimmi come hai fatto a metabolizzare tutto in 48 ore. Ti prego dimmelo e io smetterò di pensare che ci sei riuscito perché non te ne frega più niente, che per te un anno e tre mesi sono stati importanti come qualsiasi altra storia, smetterò di pensare che stavi aspettando me per dire "sì, sono d'accordo", smetterò di pensare che da parte tua non c'è più niente, che non provi più niente.

Non so ancora cosa provo, ma ci penso ogni minuto e cerco di darmi una risposta, una bella risposta. Sicuramente provo rabbia. Per me e per te, perché una storia la si scrive in due.

Non volevo ti adeguassi alle mie decisioni, avrei voluto che mi dicessi "ma che stai facendo?".

Avrei voluto che mi dicessi che era il caso di rivederci, perché dopotutto una storia non può finire così facilmente, così in poco tempo, dopotutto speravo che ci tenessi ancora a me e che avresti fatto di tutto per non perdermi.
Ma probabilmente non ci tieni più.
Io sì, ed è per questo che sono arrabbiata. Pensavo potessimo avere una seconda possibilità.
Non posso costringerti, ma non posso nemmeno fare finta di essere felice.
Te l'ho detto, non sono felice.

Cercati un'altra ragazza quando ti pare, oggi, domani, tra un mese, tra un anno, quando ti pare, non mi importa più niente. Se ti rende felice, fallo.
Invitami ai tuoi concerti, alle tue feste, ad uscire, se ti rende felice fallo, ma io rifiuterò tutti i tuoi inviti.

Ti sembro infantile, lunatica, immatura, forse è vero, ma tu mi sembri bugiardo. Forse è vero.
Hai già fatto scorrere tutto, meglio per te.
Io non ho avuto paura a mostrarmi DEBOLE davanti a te, tu sì. Perché. 

giovedì 24 gennaio 2013

Racconto per un concorso!

Salve a tutti! Oggi la mia amica Esmeril mi ha fatto il caziatone perché non entro più nel blog.. sì, è vero. Perdonatemi.
Ma adesso con molto egoismo chiedo a tutti voi che ogni tanto per sbaglio cliccate sul link per aprire questo blog se vi va di leggere questo racconto che ho appena finito di scrivere per un concorso.. Ho veramente finito di scriverlo pochi minuti fa, l'ho riletto solo una volta e quindi è fresco fresco per essere letto da voi, in modo che possiate darmi consigli!
Allora, il tema del concorso è L'ATTESA e oltre al fatto che non potevo superare i 12.000 caratteri spazi inclusi non c'è nessuna "regola" da seguire in particolare, deve essere solamente un racconto.
Se vi va leggete e ditemi cosa ne pensate.. massima sincerità!

Aspettare per la vita

E’ tutto fermo, le porte ferme, le sedie ferme, il bianco triste di quei muri asettici fermo, le persone veloci sono ferme, le parole lente sono ferme. L’aria è ferma. Il mio respiro, fermo.
Solamente una cosa continua a muoversi, unica in tutta quell’immobilità, la mia mano. Tremano, la mia mano, le mie dita, fredde come sempre. Stringono un foglio, le mie dita.
I miei occhi, fermi.

Ho nove anni, mi chiamo Ilaria e ho un cane che si chiama Baloo, come l’orso de “Il libro della giungla”, perché è nero e grandissimo. Gioco sempre con Baloo, perché non ho un fratellino e nemmeno una sorellina, mamma mi ha detto che aveva finito le uova per fare un altro bambino.
Quindi ho Baloo, che per me è come se fosse un fratello più grande: si prende tutte le colpe quando facciamo i pasticci insieme.
Vado a scuola e sono anche brava, ma non capisco perché mamma non mi fa mai regali quando prendo bei voti. Dice sempre che è il mio “dovere” essere brava.
Ho nove anni, ma tutte le persone che mi vedono per la prima volta pensano che ne abbia di più, undici o a volte anche dodici; tutti quelli che mi conoscono da tanto tempo dicono che da grande potrò fare la modella perché sono molto alta per la mia età. Ma mamma non è d’accordo, secondo lei da grande farò la scienziata, o la maestra.
Secondo me da grande farò la dottoressa dei bambini. Si dice “pediatra”.

La gente passa per il corridoio, mi guarda appena. Il mio sguardo, assente.
Mia madre mi dice qualcosa a proposito di qualcos’altro, faccio finta di aver capito e torno a contemplare l’immobilità di quel luogo che ormai è la mia seconda casa.
Ascolto i battiti accelerati del mio cuore.
Mia madre ha gli occhi lucidi.
I miei occhi, fermi.
E’ pazzesco aspettare.

Conosco tanti pediatri e mi piace parlare con loro. Mi insegnano com’è fatto il mio corpo e mi spiegano tutte quelle cose sul sangue e sulle cellule; il prossimo anno farò la quinta e quando studieremo il corpo umano sarò avvantaggiata.
Ci sono tanti tipi di pediatri, per esempio quelli simpatici e quelli timidi, quelli scorbutici e anche quelli scherzosi; il mio preferito si chiama Francesco ed è il più giovane che conosco. Lui mi chiede sempre cosa penso di quello che sta dicendo; a volte faccio “sì” con la testa e basta, perché non conosco tutte le parole che conosce lui.
Non ho ancora capito bene cosa significa “linfoblastica”.
Francesco mi insegna tante cose.
La sua frase preferita è “quando saremo colleghi cureremo tanti bambini come te”.

Non ce la faccio ad aspettare ancora.
Se almeno mia madre la smettesse di tirare su con il naso.
Quest’attesa cambierà la mia vita, per questo tremo, per questo sono ferma, per questo mi viene da urlare, più forte, urlare, per questo vorrei andarmene, per questo è difficile e non posso più sopportare i medici che parlano, fermi, le porte che si aprono, ferme, tutte tranne quella che sta davanti a me, tutte tranne questa maledetta porta bianca sterile e orribile.
Voglio andarmene. Papà, almeno tu portami via. Andiamo via e non torniamo mai più in questo posto per gente ferma.
Devo muovermi.

Francesco mi piace e vorrei che fosse il mio fidanzato, ma ho già un fidanzato che sta in classe con me, si chiama Gianmarco. A scuola dice sempre cose divertenti e fa arrabbiare spesso la maestra di italiano, perché ancora si sbaglia tra passato prossimo e passato remoto quando è interrogato sui verbi. Non stiamo mai vicini a scuola perché mi vergogno se gli altri scoprono che siamo fidanzati. Lui è d’accordo con me.
Per fortuna le nostre mamme sono amiche e quindi ogni tanto lui viene qui da me e giochiamo insieme con Baloo o facciamo i compiti; è bravissimo a matematica, così facciamo le gare a chi finisce per primo le divisioni. Vince sempre lui.
Siamo fidanzati da quando stiamo in prima, quindi ci vogliamo bene, anche se a volte ci lasciamo perché lui parla troppo con le altre femmine di classe.
Tranne con Valeria, con Valeria non ci parla mai perché lei è cicciottella e ha anche gli occhiali, quindi ha pochi amici. Io sono amica di Valeria, perché lei è diversa dalle altre bambine e anche io sono diversa dalle altre bambine.
I miei “linfoblasti” sono diversi da quelli di tutti gli altri, me l’ha detto Francesco.

Non farò mai il medico, mai, mai, mai, mai. Mi hanno rovinato anni di vita. Mi hanno torturato con le loro parole e poi mi hanno tutti abbandonato. Ogni volta uno nuovo, uno più bravo, uno più esperto. Tutti uguali.
Quelli che dicevano che era inutile. Quelli che dicevano che dovevo reagire.
Quelli che non aprono la porta. E fanno aspettare.
Devo correre. E andare lontano.

Papà è più buono di mamma, si arrabbia pochissimo. A parte quando torna dal lavoro, perché quelli con cui lavora lo fanno innervosire. Mamma invece mi sgrida anche quando non ce n’è bisogno, anche se ultimamente è molto più buona con me. Anzi, è più strana. Ma per me va bene, così non si arrabbia e io posso giocare con Baloo anche se non finisco tutti i compiti.
Baloo sta migliorando, è molto più veloce quando gli tiro i bastoncini; ma tutte le volte si rotola sul giardino bagnato e poi prova a buttarmi per terra per sporcarmi. Prima mamma si arrabbiava tantissimo quando entravo dentro casa tutta sporca di terra e Baloo tutto bagnato. Adesso non le interessa più, dice solo “vai a cambiarti i vestiti e non prendere freddo”.
Per me va bene, ma a volte vorrei essere più rimproverata. Gianmarco mi dice “come più rimproverata? Avessi io una madre come la tua!” e io gli rispondo che mamma a volte mi fa paura, perché la sera non cena più, va subito a dormire. E la mattina si sveglia tardissimo.
Papà dice che mamma non sta tanto bene. Si chiama “depressione”.

Leggo il foglio che ho in mano, poche righe, scritte dalle mie amiche. Vorrei fossero qui. Proprio vicino a me, al posto di mamma e papà. Una a destra e una a sinistra, perché almeno loro non si metterebbero a piangere e non farebbero sembrare quest’attesa ancora più snervante.
Penso a loro e dimentico per un attimo questa giornata, questi mesi, questi anni. Nove anni.
Nove anni ad aspettare risposte.
Nove anni ad aspettare davanti porte bianche, muri fermi, persone stanche.

Vorrei tanto avere una sorellina, così la porterei insieme a me dai pediatri e le farei conoscere Francesco. Se fosse più grande di me saprebbe dirmi cosa significa “linfoblastica”; l’ho chiesto a mamma, ma ha fatto finta di non ascoltarmi.
Faccio spesso le analisi del sangue, tutti in classe mia hanno paura degli aghi, ma io no: ormai riesco anche a dare qualche sbirciata al sangue che mi prendono e che passa per il tubicino trasparente fino alla provetta. La parte più dolorosa è quando mamma mi stringe fortissimo la mano libera, così forte da lasciarmi i segni delle unghie. Per il resto le analisi non fanno per niente male. Francesco dice che sono coraggiosa e di continuare così perché il coraggio è molto importante per i bambini come me.
Però non è facile essere coraggiosa, perché mi sento sempre stanca; Francesco dice che devo sforzarmi di mangiare tanto, ma proprio non mi va, mi viene sempre da vomitare. Vado in piscina, ma l’anno scorso ero più veloce.
Credo sia per colpa della “terapia”.

Quando ero piccola consideravo tutto un gioco; le analisi del sangue due volte al mese, le visite dai pediatri ematologi ed oncologi una volta a settimana, mamma depressa, papà perso nella confusione. Non avevo idea di cosa stava succedendo veramente.
Non sapevo che stava iniziando un inferno, che deve ancora finire.
Aspetto, finirà.
Se aprono la porta, forse finirà.

Ogni giorno devo prendere quattro tipi di medicine diverse, che hanno nomi molto strani. Non hanno un sapore cattivo, per fortuna. Francesco dice che sono molto importanti per il passo successivo della “terapia”.
Ho sempre sonno e mi fa male spesso la testa, quasi per tutto il giorno. Mamma dice che adesso sono più a rischio di prendermi l’influenza, quindi devo cercare di non sudare e poi prendere freddo.  
Ho scoperto che Francesco è un pediatra “oncologo”; quindi esistono tanti tipi di pediatri oltre a quelli simpatici, timidi, scorbutici e scherzosi; mi piacerebbe conoscerli tutti.
Francesco mi fa conoscere molti bambini come me. Alcuni sono piccoli, quattro o cinque anni. Altri sono più grandi; ma si somigliano tutti: pelle chiara, faccia stanca. E sono tutti magri, come me.
Sento Francesco e papà che parlano del passo successivo della terapia. Si chiama “chemioterapia”.

Aspetto da nove anni questo momento e adesso vorrei scappare. Mi chiedo se è valsa la pena, di aspettare e aspettare e aspettare fino qui; aspettare una risposta che adesso non voglio più sapere. Nove anni vissuti per questo momento.
Entrerò nella stanza qui di fronte, oltre questa porta aperta e avrò una risposta; la risposta che cambierà il resto della mia vita, fragile, appesa a un foglio di carta, a delle analisi del sangue fatte centinaia di volte; ma solo queste sono importanti, solo per queste ho aspettato nove anni tra pasticche e paura. Solo per queste analisi adesso sono qui a pensare a come è iniziato tutto, l’inferno, l’inferno della speranza.
Sono arrivata, l’attesa è finita.

Ho un po’ paura della “chemioterapia”, anche se tutti mi dicono che non farà male. Però non è una parola che mi piace.
Baloo è arrabbiato con me perché sono tanti giorni che non gioco più con lui, ma proprio non ce la faccio a correre come prima; non mi piace la terapia e non mi piacciono quelle medicine che prendo tutti i giorni.
La mattina vorrei non alzarmi mai dal letto, a volte sono costretta a rimanere sdraiata più del solito perché il mal di testa peggiora; quando posso vado a dormire nel letto insieme a mamma, lei dorme quasi tutto il giorno. Sempre per colpa della “depressione”.
Quello che non capisco è perché lei non si prende tutte le pasticche che mi prendo io: alla fine siamo quasi uguali, dormiamo tanto, siamo dimagrite, abbiamo mal di testa e non ci va di fare niente. Ma lei non prende le medicine, forse la sua “depressione” si guarisce anche senza, non è come la cosa che ho io.
La cosa che ho io è una malattia molto importante, me lo dice sempre Francesco; però mi dice che devo stare tranquilla perché guarirò presto. Quindi penso che tra un mese, per il mio compleanno, starò bene; tra un mese è “presto”.

Ho paura, tremenda paura di sapere cosa c’è scritto dentro quel foglio che uno dei tanti medici che ho conosciuto mi sta porgendo. Ho paura di ricominciare ad aspettare.
Aspettare e tremare, aspettare che l’immobilità diventi confusione, aspettare il giorno più importante della mia vita, aspettare e cadere, “resisti”, “vai avanti”, “non guardare”, “dormi”, “non farà male”, “combatti”, “non piangere”, “guardami”, “devi vivere”, “ci sarò”, “reagisci”, “guarirai presto”, ma quanto presto? Quanto è durata l’attesa?

Sono triste perché mamma è sempre triste e piange. E dorme.
Papà mi fa ridere, perché non è capace a cucinare bene come cucina mamma e ogni volta si inventa dei tipi diversi di pasta; faccio finta di mangiare mentre c’è Baloo sotto il tavolo che mi aiuta a fare contento papà.
Ho deciso che chiederò spiegazioni a Francesco su tutto quello che sta succedendo.
Chiederò a Francesco perché mamma non si prende le medicine se le nostre malattie sono quasi uguali; perché ho sempre mal di testa e se è colpa delle pasticche che prendo; quando farò la “chemioterapia” e se sarà dolorosa; se dopo la “chemioterapia” starò bene come prima; cosa significa “linfoblastica”; perché non riesco ad essere veloce in piscina come l’anno scorso; perché ho sempre sonno; per quanto tempo dovrò essere ancora così “coraggiosa”.
Vorrei chiedergli anche altre cose, per esempio perché ogni volta che dico a qualcuno che ho la “leucemia”, o fa finta di non avermi sentito o mi fissa a lungo negli occhi.

Finito, tutto finito.
Valori nella norma. Come se non avessi mai vissuto questi anni, come se avessi aspettato per niente.
Ho solo aspettato per la vita.