Una raccolta di pensieri.

lunedì 5 dicembre 2011

Camminavo sotto la pioggia..

Niente. Non si vedeva niente. I miei scarponcini calpestavano le foglie bagnate cadute per terra e camminavo aiutandomi con la grossa canna di bambù che mi aveva dato Simone, più alta di me. Lo zaino non pesava eccessivamente e per fortuna la spalla lussata non dava cenni di indolenzimento. Alzavo lo sguardo, niente. La nebbia era talmente fitta, guardavo avanti e vedevo a malapena le ombre degli alberi ai lati del sentiero. Il rumore degli scarponi che affondavano nel fango. Ciak, ciak, ciak. E la pioggia che batteva sopra il mio poncho impermeabile, i miei capelli umidi. Le mie mani fredde, quella destra che stringeva forte la canna di bambù. Provavo a leggere la cartina del percorso che mi era stata affidata, stavo io alla testa del gruppo, ma non vedevo niente. Sentivo gli altri scarponi dei miei compagni che affondavano nel fango, ciak, ciak, ciak. Era già buio, anche se erano passate da poco le 17. Il paesaggio era spetttrale, per quanto riuscissi a vederlo.. gli alberi si ramificavano secchi in modo tetro. Poi a destra era comparsa, sbucata dalla nebbia, una staccionata in legno: eravamo arrivati al rifugio forestale. Ci eravamo radunati apettando gli ultimi della fila.
- Allora, siamo arrivati al rifugio. Secondo te, topografa, cosa è meglio fare?- mi aveva chiesto Simone, sottolineando il mio ruolo lì in mezzo al gruppo.
- Beh, considerando che la pioggia sta aumentando e si sta facendo sera, conviene che rimaniamo qui al rifugio per la notte!
Erano tutti d'accordo, naturalmente. Appena scesi, ci siamo fermati in uno spiazzo sotto la tettoia del rifugio e ci siamo dati da fare per montare il nostro rifugio (all'aperto, con i teloni), per preparare il punto fuoco, per fare la legna, per cucinare. E' stato tutto nuovo per me, collaborare con ragazzi nuovi, con un nuovo gruppo di persone. La pioggia era veramente stancante, mi faceva venire voglia di fermarmi e lasciar perdere tutto, ma di certo non era la prima volta che lavoravo in una situazione estrema. Ogni tanto tiravo fuori la mia macchinetta fotografica e facevo qualche scatto: Leo che spezzava la legna. Rachele che mangiava un pezzetto di cioccolata. Annagiulia che annodava un cordino intorno a un palo. Giulia che aiutava Candida a preparare la cena. Simone che controllava il fuoco. Mariantonietta che stendeva il telone. La pioggia. Poi Rachele che rideva; rideva, nonostante il freddo, la fatica, la stanchezza, la fame, lei rideva. Lei, il Fenicottero Vivace. Rachele, una vera amica. Intanto il fuoco cresceva, si alzava, ci scaldava e illuminava. La pioggia era diminuita e la cena era pronta. La serata era nostra. Soli, fuori un rifugio forestale, il profumo del bosco, della pioggia.. Il fuoco, quel fuoco tanto amato.. Quanti fuochi ho vissuto? Quanti fuochi ho animato? Quanti fuochi mi hanno scaldato? Nutrirlo, alimentarlo con la legna, senza esagerare, senza trascurarlo; Simone mi ha detto "il fuoco è come una bella donna: bisogna trattarlo con delicatezza". 
La cena è stata squisita e le risate abbondanti; e continuo a stupirmi, ogni volta, di quante emozioni riesce a farmi provare lo scoutismo, di quante esperienze straordinarie riesce a farmi vivere.. Dopo vari canti in cui io e Leo suonavamo la chitarra, siamo passati a una cerimonia importante, il "passaggio di testimone" dal vecchio Noviziato al nuovo, il motivo principale del campo. E pioveva, e le candele posizionate per terra trasformavano l'aria, la rendevano magica.. Ogni tanto si spegnevano e Rachele le riaccendeva. Le piccole fiamme si agitavano, andavano a ritmo con il vento. Annagiulia e Rachele ci hanno fatto vivere un momento emozionante; loro crescevano, si prendevano le loro responsabilità. Noi altri, appena entrati, eravamo euforici per ciò che ci sarebbe aspettato da quella sera in poi. La pioggia iniziava ad essere insopportabile. Siamo tornati al fuoco, con il cuore già caldo, e abbiamo cantato una delle canzoni più coinvolgenti che si canta a ogni campo, quella della buonanotte. Per mano, intorno al fuoco, inginocchiati. E poi di corsa a ripararci sotto il rifugio, l'acqua che entrava sotto il teloni, i sacchi a pelo inzuppati, i vestiti umidi, la stanchezza che prendeva il sopravvento.. Addormentarsi con il rumore della pioggia che cadeva sopra il telone: tic tic tic tic tic.. 
Svegliarsi ogni venti minuti per l'umidità.
Riaddormentarsi con un sorriso inconsciente.
E svegliarsi di nuovo la mattina presto per fare ginnastica.
A volte penso che questo è proprio il mondo adatto a me. Avrei così tante cose da raccontare sulle esperienze scout che ho vissuto che starei giorni e giorni a scrivere.. Per adesso dico solo che lo scoutismo è stato come una medicina, in certi momenti.
Altri scatti: io e Rachele che ci laviamo i denti sporcandoci con il dentifricio, Candida che si arrabbia perché dobbiamo lavare le gavette, Annagiulia e Mariantonietta che smontano il rifugio.. Leo mi ruba la macchinetta per fotografare un pettirosso, ma non ci riesce. Simone ci ha detto che il pettirosso ha quella macchia rossa sul petto perché è stato l'unico animale ad avvicinarsi a Gesù quando stava sulla croce. 
Abbiamo camminato ancora,  riso, ci siamo bagnati ancora un po', per poi entrare nel rifugio forestale, accendere il camino e mangiare. Sarei rimasta lì dentro per sempre. Per sempre. Avevo tutto. E mi sentivo leggera.. 
Ho addirittura aiutato a cucinare, cosa che non faccio spesso perché non me la cavo bene in cucina.
-Dai, Simone, non farmi le foto!
-Così le faccio vedere a tua madre!
-Appunto.. Ti dirà sicuramente: "Con cosa l'avete minacciata?"
A scout sono me stessa.

E pensare che è iniziato tutto per gioco. Due anni fa non pensavo che mi sarei innamorata di questo: del fuoco, dei giochi, dei canti, delle montagne, dei prati, del confronto, della crescita, dell'avventura, di fare la pipì in mezzo ai rovi, di lavarmi davanti ai maschi, di emozionarmi per una canzone, della pioggia, del freddo, dei capelli sempre sporchi, dello zaino che mi spacca la schiena, dei calli che mi vengono sulle mani per stringere forte i cordini sennò crolla tutto, dei tornei a pallascout, di cadere perché scivolo sempre, di dormire in tenda e scoprire che il sacco a pelo è proprio sopra una pietra, dei giochi notturni, delle cerimonie ufficiali, delle piccole conquiste che ho ottenuto giorno per giorno. Non pensavo che mi sarei innamorata di loro, i miei amici preferiti. Non pensavo che lo scoutismo sarebbe diventato indispensabile per me. 
Per apprezzare la vera semplicità.

1 commento:

  1. è stupendo.. "Il fuoco è come una donna: devi trattarla con delicatezza" :)

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