Una raccolta di pensieri.

mercoledì 28 dicembre 2011

Sole di Dicembre

Apparentemente questa può sembrare una giornata come altre, un pomeriggio di Dicembre come tanti. Freddo, silenzioso, immobile. Poi c'è uno spiraglio di luce che entra in salotto..

Mi avvicino alla finestra. Il sole è lì, in alto, luminoso come non l'avevo mai visto. Il sole è lì, sembra quasi che stia respirando, lentamente..

E allora Dicembre cos'è? 

Il giardino è illuminato e sembra più verde e i rami senza foglie sembrano sbocciare da un momento all'altro. Rimane solo il freddo, pungente, ma questo sole caldo mi accieca.. 

L'immobilità del mondo lì fuori fa paura.

Poi le foglie della quercia iniziano a ballare, a ondeggiare, si avvicinano a quella sfera di luce assoluta.. Vogliono sentire ancora più calore, vogliore assorbire più luce possibile, rinascono!

E noi, qui dentro, forse non ci accorgiamo nemmeno del sole lì fuori.

Ma c'è un mondo che sta in equilibrio sugli opposti, c'è un Dicembre che si regge sul freddo e sul sole, sul vento e sull'immobile, sul verde e sui rami secchi. C'è un inverno lento, che si gode tutto quello che passa, si gode tutta la pioggia, tutte le nuvole..  

E c'è anche un inverno frettoloso, appena iniziato.. Ma non vede già l'ora di finire, questo inverno, veloce, sfrontato. Questo inverno che nasconde il sole 
più luminoso
che abbia
mai
visto.

venerdì 23 dicembre 2011

Pensieri confusi/2

Mi è appena crollato il mondo addosso e fa malissimo. La botta che ho preso mi fa uscire molte lacrime, che escono silenziose e complici, poi si disperdono sul mio viso e si asciugano e rimane solo il freddo. E mi sento come se non avessi più niente dentro, perchè lei se n'è andata, ha detto che deve sbollire, e lui non mi parla perchè l'ho ferito. Lei ha ragione, qui è sempre una lotta eterna, un'infinita gara in cui vince chi ha più ragione degli altri, vince chi alza di più la voce, chi dice più VAFFANCULO, vince chi è più forte. Ma stavolta non ha vinto nessuno, abbiamo tutti perso. Siamo tutti dei perdenti, perchè non riusciamo a trovare un cazzo di equilibrio. Lei ha ragione, dice che non ce la fa più, dice che vuole andarsene. E lui non parla, non dice niente, ma prima ho sentito la sua voce spezzata. La sua voce spezzata che attimi prima era forte. Lei non ce la fa più. Io non ce la faccio più. Chi è più grande perde, qui dentro, perchè i piccoli cancellano subito le cose brutte che accadono. In questi momenti mi sento talmente grande, talmente responsabile di quello che succede, che penso sia tutta colpa mia e nn c'è niente di più giusto che pensare questo. Ma non voglio essere grande adesso, voglio pensare che in realtà io non c'entro niente, che le cose degli adulti non mi riguardano, che tutto lo schifo che si è creato non ha niente a che fare con me. Per un momento l'ho odiato, ma pensavo che fosse una discussione come tutte le altre in precedenza, come tutte quelle che capitano in una famiglia normale. Ma poi è stato diverso, perchè la mia non è una famiglia normale, lei ha ragione, se n'è andata, ha detto, se n'é andata perchè non ce la fa più. Non ce la più per colpa mia, credo, anzi ne sono convinta, non c'é motivo per pensare a un'altra soluzione. E poi l'ho ferito, tanto da fargli spezzare la voce, tanto da non poterlo più guardare negli occhi, tanto da farmi uscire queste cazzo di lacrime che adesso non si asciugano più, perchè vanno più veloci, scivolano sotto gli occhi, sulle guance, sotto il mento e poi giù. Questa doveva essere una bella giornata, domani è la vigilia ma qui dentro è solo uno schifo, uno schifo insopportabile e tremendo, che fa male. E scrivo, senza parlare, senza piangere più, perchè forse non ho nessun diritto di piangere ancora, visto che lei se n'è andata e lui non mi guarda. Piango io, tra tutti, la sola che ha la faccia tosta di piangere. E bagno tutto lo schermo, con le mani bagnate e le guance bagnate e vorrei andarmene, come ha fatto lei, ma io non ho nessun diritto di farlo. Non so dov'è, non è mai successo, lui la chiama ma non voglio snetire, voglio solo sparire. Voglio isolarmi, perchè è la cosa che mi riesce meglio in questi casi, in questi momenti di odio e tensione. In cui tutti vogliono avere ragione. In cui tutti si scannano come animali. In cui tutti perdono. E scrivendo le lacrime hanno ripreso ad asciugarsi, ma non va tutto bene. E penso che ci vuole molto poco, anche solo una parola, per far crollare il mondo. E quando ti crolla addosso il mondo fa male. E spero che questa sia l'ultima volta, la prima e l'ultima, perchè nessuno se lo merita. Non ce la faccio.

domenica 18 dicembre 2011

Noi

Ogni giorno imparo a viverti, pienamente. Imparo ad apprezzare ciò che mi rende felice quando sto con te; sono molte le cose che mi rendono felice, ma non ero riuscita a capirlo fin da subito. Sto imparando. E credo che tu sia una persona molto paziente, perché spesso non è facile sopportarmi. Figurati, a volte non mi sopporto nemmeno da sola. Dopo 30 giorni veloci, intensi, carichi di emozioni, di risate, di dubbi, di riflessioni, ma soprattutto pieni di noi, ho ancora tanto da imparare. Spesso devo imparare a non pensare troppo, perché poi da un pensiero stupido volo a un altro apparentemente meno stupido, poi a un altro ancora meno stupido e tutti questi pensieri mi confondono e basta e mi allontanano da te. Devo imparare a non progettare nei minimi dettagli quello che sarà giusto fare.. quando.. se.. Devo imparare a vivere giorno per giorno, senza troppe domande. Devo imparare a prendere la vita con leggerezza, perché a questa età tutto è così precario, naturalmente precario.. ed è giusto così. Devo imparare ad accettarmi. E da 30 giorni ci sto provando, anche se non è facile.

Ma tu mi aiuti.

E io imparo ad essere felice.

venerdì 16 dicembre 2011

La meridiana - Canzone scout

Questo sole segue il suo cammino
che un'antica Meridiana traccerà;
corre il tempo, non è più mattino
questo giorno è già un ricordo e non c'è più..
 
Sarà la musica che rende tutto magico
che ferma il tempo e non lo fa passare più;
ed ogni attimo vissuto insieme a te
lo fa sembrare lungo un eternità.
 
Io con te, tu con me
tu con me, io con te
regalami un minuto
vedrai non lo perderai
il tempo che mi hai dato
lo ritroverai..

Questo vento soffia sulla gente
mille storie ha già portato e porterà;
soffia forte sulle vele dei miei sogni
per un nuovo viaggio ancora partirò.

Sarà la musica che rende tutto magico
che ferma il tempo e non lo fa passare più;
ed ogni attimo vissuto insieme a te
lo fa sembrare lungo un eternità.
 
Io con te, tu con me
tu con me, io con te
regalami un minuto
vedrai non lo perderai
il tempo che mi hai dato
lo ritroverai..


Mille volte ci si lascia andare
a contare i giorni che non torneran;
se il Sestante è il mio presente
è la Bussola che dice dove andar..
Sarà la musica che rende tutto magico
che ferma il tempo e non lo fa passare più;
ed ogni attimo vissuto insieme a te
lo fa sembrare lungo un eternità.
 
Io con te, tu con me
tu con me, io con te
regalami un minuto
vedrai non lo perderai
il tempo che mi hai dato
lo ritroverai..


.. mi è venuta in mente questa canzone, che canto ad ogni fuoco.. è bellissima.. soprattutto quando, mentre la cantiamo, ci guardiamo negli occhi.. e sorridiamo..

domenica 11 dicembre 2011

Someone like you - Adele

"Detesto saltar fuori dal nulla quando non sono invitata
ma non potevo stare lontana, è più forte di me
speravo che vedendo la mia faccia ti saresti ricordato
che per me
non è finita.."



 



lunedì 5 dicembre 2011

Camminavo sotto la pioggia..

Niente. Non si vedeva niente. I miei scarponcini calpestavano le foglie bagnate cadute per terra e camminavo aiutandomi con la grossa canna di bambù che mi aveva dato Simone, più alta di me. Lo zaino non pesava eccessivamente e per fortuna la spalla lussata non dava cenni di indolenzimento. Alzavo lo sguardo, niente. La nebbia era talmente fitta, guardavo avanti e vedevo a malapena le ombre degli alberi ai lati del sentiero. Il rumore degli scarponi che affondavano nel fango. Ciak, ciak, ciak. E la pioggia che batteva sopra il mio poncho impermeabile, i miei capelli umidi. Le mie mani fredde, quella destra che stringeva forte la canna di bambù. Provavo a leggere la cartina del percorso che mi era stata affidata, stavo io alla testa del gruppo, ma non vedevo niente. Sentivo gli altri scarponi dei miei compagni che affondavano nel fango, ciak, ciak, ciak. Era già buio, anche se erano passate da poco le 17. Il paesaggio era spetttrale, per quanto riuscissi a vederlo.. gli alberi si ramificavano secchi in modo tetro. Poi a destra era comparsa, sbucata dalla nebbia, una staccionata in legno: eravamo arrivati al rifugio forestale. Ci eravamo radunati apettando gli ultimi della fila.
- Allora, siamo arrivati al rifugio. Secondo te, topografa, cosa è meglio fare?- mi aveva chiesto Simone, sottolineando il mio ruolo lì in mezzo al gruppo.
- Beh, considerando che la pioggia sta aumentando e si sta facendo sera, conviene che rimaniamo qui al rifugio per la notte!
Erano tutti d'accordo, naturalmente. Appena scesi, ci siamo fermati in uno spiazzo sotto la tettoia del rifugio e ci siamo dati da fare per montare il nostro rifugio (all'aperto, con i teloni), per preparare il punto fuoco, per fare la legna, per cucinare. E' stato tutto nuovo per me, collaborare con ragazzi nuovi, con un nuovo gruppo di persone. La pioggia era veramente stancante, mi faceva venire voglia di fermarmi e lasciar perdere tutto, ma di certo non era la prima volta che lavoravo in una situazione estrema. Ogni tanto tiravo fuori la mia macchinetta fotografica e facevo qualche scatto: Leo che spezzava la legna. Rachele che mangiava un pezzetto di cioccolata. Annagiulia che annodava un cordino intorno a un palo. Giulia che aiutava Candida a preparare la cena. Simone che controllava il fuoco. Mariantonietta che stendeva il telone. La pioggia. Poi Rachele che rideva; rideva, nonostante il freddo, la fatica, la stanchezza, la fame, lei rideva. Lei, il Fenicottero Vivace. Rachele, una vera amica. Intanto il fuoco cresceva, si alzava, ci scaldava e illuminava. La pioggia era diminuita e la cena era pronta. La serata era nostra. Soli, fuori un rifugio forestale, il profumo del bosco, della pioggia.. Il fuoco, quel fuoco tanto amato.. Quanti fuochi ho vissuto? Quanti fuochi ho animato? Quanti fuochi mi hanno scaldato? Nutrirlo, alimentarlo con la legna, senza esagerare, senza trascurarlo; Simone mi ha detto "il fuoco è come una bella donna: bisogna trattarlo con delicatezza". 
La cena è stata squisita e le risate abbondanti; e continuo a stupirmi, ogni volta, di quante emozioni riesce a farmi provare lo scoutismo, di quante esperienze straordinarie riesce a farmi vivere.. Dopo vari canti in cui io e Leo suonavamo la chitarra, siamo passati a una cerimonia importante, il "passaggio di testimone" dal vecchio Noviziato al nuovo, il motivo principale del campo. E pioveva, e le candele posizionate per terra trasformavano l'aria, la rendevano magica.. Ogni tanto si spegnevano e Rachele le riaccendeva. Le piccole fiamme si agitavano, andavano a ritmo con il vento. Annagiulia e Rachele ci hanno fatto vivere un momento emozionante; loro crescevano, si prendevano le loro responsabilità. Noi altri, appena entrati, eravamo euforici per ciò che ci sarebbe aspettato da quella sera in poi. La pioggia iniziava ad essere insopportabile. Siamo tornati al fuoco, con il cuore già caldo, e abbiamo cantato una delle canzoni più coinvolgenti che si canta a ogni campo, quella della buonanotte. Per mano, intorno al fuoco, inginocchiati. E poi di corsa a ripararci sotto il rifugio, l'acqua che entrava sotto il teloni, i sacchi a pelo inzuppati, i vestiti umidi, la stanchezza che prendeva il sopravvento.. Addormentarsi con il rumore della pioggia che cadeva sopra il telone: tic tic tic tic tic.. 
Svegliarsi ogni venti minuti per l'umidità.
Riaddormentarsi con un sorriso inconsciente.
E svegliarsi di nuovo la mattina presto per fare ginnastica.
A volte penso che questo è proprio il mondo adatto a me. Avrei così tante cose da raccontare sulle esperienze scout che ho vissuto che starei giorni e giorni a scrivere.. Per adesso dico solo che lo scoutismo è stato come una medicina, in certi momenti.
Altri scatti: io e Rachele che ci laviamo i denti sporcandoci con il dentifricio, Candida che si arrabbia perché dobbiamo lavare le gavette, Annagiulia e Mariantonietta che smontano il rifugio.. Leo mi ruba la macchinetta per fotografare un pettirosso, ma non ci riesce. Simone ci ha detto che il pettirosso ha quella macchia rossa sul petto perché è stato l'unico animale ad avvicinarsi a Gesù quando stava sulla croce. 
Abbiamo camminato ancora,  riso, ci siamo bagnati ancora un po', per poi entrare nel rifugio forestale, accendere il camino e mangiare. Sarei rimasta lì dentro per sempre. Per sempre. Avevo tutto. E mi sentivo leggera.. 
Ho addirittura aiutato a cucinare, cosa che non faccio spesso perché non me la cavo bene in cucina.
-Dai, Simone, non farmi le foto!
-Così le faccio vedere a tua madre!
-Appunto.. Ti dirà sicuramente: "Con cosa l'avete minacciata?"
A scout sono me stessa.

E pensare che è iniziato tutto per gioco. Due anni fa non pensavo che mi sarei innamorata di questo: del fuoco, dei giochi, dei canti, delle montagne, dei prati, del confronto, della crescita, dell'avventura, di fare la pipì in mezzo ai rovi, di lavarmi davanti ai maschi, di emozionarmi per una canzone, della pioggia, del freddo, dei capelli sempre sporchi, dello zaino che mi spacca la schiena, dei calli che mi vengono sulle mani per stringere forte i cordini sennò crolla tutto, dei tornei a pallascout, di cadere perché scivolo sempre, di dormire in tenda e scoprire che il sacco a pelo è proprio sopra una pietra, dei giochi notturni, delle cerimonie ufficiali, delle piccole conquiste che ho ottenuto giorno per giorno. Non pensavo che mi sarei innamorata di loro, i miei amici preferiti. Non pensavo che lo scoutismo sarebbe diventato indispensabile per me. 
Per apprezzare la vera semplicità.

giovedì 1 dicembre 2011

Pensieri confusi / 1

A volte mi stanco di tenere gli occhi aperti, le orecchie tese. Perdo la voglia di parlare con le persone e di sembrare interessata ai loro discorsi. Sono stanca. Tipo stasera. Non è una stanchezza fisica, la chiamarei piuttosto "perdita di interesse per ciò che mi circonda". Non mi interessa più cosa sto mangiando, chi sta parlando, cosa sta dicendo. Non mi interessano il divano, la tv, il cellulare, la lavastoviglie, il tavolino, la crepa del muro, le scale, il quaderno.. Ignoro completamente lo zaino, gli occhiali, il cuscino, la radio, il libro.. Ma non capita spesso. Solo quando le persone con cui vivo non stanno bene. Tipo stasera. C'è nervosismo nell'aria, lo percepisco e non è bello. Ho un sacco di pensieri che non c'entrano niente con il mondo in cui mi trovo, ma che non smettono di gironzolare nel mio cervello. Stasera non sapevo cosa scrivere e ho scritto questo. Che forse non significa niente. Continuo a ignorare le cose e non vedo l'ora che arrivi domani. Non mi va più di tenere gli occhi aperti, vorrei fare un discorso con il gatto ma lui non sa parlare. Vorrei uscire dalla porta, dal cancello, e mettermi a correre per la strada. E viaggio..